Una questione di giurisdizione (declinata dal TAR in favore del giudice ordinario e riaggregata al plesso giurisdizionale amministrativo dal Consiglio di Stato, con sentenza della sezione V  del 18-06-2015, n. 3120) rischia di alterare il comune e condiviso livello di ammissibilità delle esternalizzazioni dei servizi di gestione del ciclo sanzionatorio relativo al codice della strada.

Nel fatto, tra un comune lombardo e la società privata chiamata alla gestione “completa delle sanzioni amministrative per la violazione del Codice della strada” insorge un conflitto, da disputarsi innanzi al TAR Meneghino. Il collegio di prime cure declina la giurisdizione ritenendo che “il rapporto intercorso tra l’ente e le indicate società non sarebbe sussumibile nella fattispecie della concessione di pubblico servizio”. Il Consiglio di Stato, con la sentenza 3120/2015 resa dalla sezione V, analizza la convezione di servizio e gli atti di ara che portarono alla scelta del contraente, così arrivando alla opposta tesi che non si tratta di un mero appalto di servizio, ma di una più estesa questione di “concessione” che include poteri gestionali forti, propri, autonomi e diretti del concessionario[1]. Questa interpretazione pone, per il caso concreto, il ritorno alla giurisdizione del Giudice Amministrativo della trattazione della materia (giurisdizione esclusiva del G.A. sui rapporti concessori), ma apre indirettamente la strada alla gestione del servizio di gestione della sanzioni stradali mediante la cessione di poteri gestionali ad un privato, attraverso forme di remunerazione forfetarie con pre-deduzione dagli incassi. In altri termini, per il Consiglio di Stato è normale che il concessionario si remuneri con una cifra variabile tra il 38% ed il 25% degli incassi sanzionatori e questo senza porsi minimamente il problema della coerenza tra questa ipotesi e gli articolo 201 e 208 del codice della strada.

Non entro nel merito della fattispecie, ma v’è da dire che sono partiti procedimenti penali per ipotizzati abusi d’ufficio per convenzioni o appalti molto meno temerari di quelli considerati nell’assetto dei rapporti leggibili dalla sentenza 3120/2015.

A questo punto pare si possa sostenere tutto: la esternalizzabilità della funzione preconizzata dalla sentenza in esame e  la restrizione voluta dal Ministero dell’interno con le sue nutrite circolari sull’argomento.

Nel guado gli addetti ai lavori: tra chi vuole capire le ragioni finanziarie dell’ente che strizza l’occhio alla novità tratteggiata dal Consiglio di Stato e chi si pone cautamente sulla scia delle posizioni ministeriali, che insistono sul fatto che i privati, nella gestione delle sanzioni amministrative, devono entrare in punta di piedi, con funzioni serventi, senza poteri decisionali autonomi e remunerati con il solo rimborso delle spese, senza assunzione di rischio o alea.

Pino Napolitano

 

P.A.sSiamo

 



[1] “Quanto alla fase dell’elaborazione e della gestione dei dati, essa comprende: la formazione del personale delegato dall’ente in merito all’appropriato utilizzo del programma gestionale (nel periodo di formazione dovono essere illustrate le funzioni di consultazione e inserimento dei dati e il trattamento degli stessi); l’attivazione di username e password da assegnare agli utenti abilitati ad accedere ai dati; il ritiro dall’ente, a proprie spese e con cadenza da stabilirsi, gli avvisi di contravvenzione e i verbali emessi; l’inserimento dei dati relativi ad avvisi e verbali nel programma gestionale; l’effettuazione, scaduti i primi termini di pagamento di avvisi e verbali, della ricerca anagrafica proprietari tramite le funzionalità di interrogazione del P.R.A. per l’abbinamento delle anagrafiche ai veicoli; l’incrocio, se necessario, dei dati del PRA con l’anagrafe tributaria; la predisposizione di un tabulato contenente l’elenco dei veicoli per i quali non è stata abbinata un’anagrafica (causa targa errata); l’elaborazione dei dati dei verbali e c.c.p. e la relativa notifica a mezzo posta; l’effettuazione di un secondo invio in caso di mancato recapito di una notifica, inserendo automaticamente sull’atto i relativi costi aggiuntivi ivi previsti dall’ente; la registrazione nel programma gestionale dei dati dell’avvenuta notifica; l’aggiornamento dei dati nel programma gestionale, nonché l’abbinamento ai verbali del supporto cartaceo relativo alle ricevute di avvenuta notifica, doppia notifica, compiuta giacenza o di irreperibilità; l’acquisizione e l’inserimento periodico nel programma gestionale dei dati relativi ai pagamenti effettuati sul conto corrente postale on line dell’Ente, sia prima che dopo la notifica, verificando le eventuali discordanze (eccedenze o difetti nei versamenti stessi); l’elaborazione, la stampa e l’invio, tramite il servizio postale, delle richieste di integrazione e delle comunicazioni del diritto al rimborso (con la precisazione che le eventuali integrazioni dovevano rispettare gli importi aggiuntivi determinati dalle scadenze di pagamento previste dalla legge e dalle eventuali spese di ricerca che l’ente avrebbe deciso di addebitare ai trasgressori); la restituzione all’ente, secondo tempistiche da concordarsi, di tutta la documentazione cartacea; la predisposizione dei dati per i successivi interventi di sollecito al pagamento; la non attivazione delle procedure di sollecito in relazione ai verbali per i quali era stato presentato ricorso; la gestione dell’ art. 180, comma, 8 del C.d.S.; la segnalazione dei punti patente ( art. 126 bis ); la non attivazione delle procedure di segnalazione punti in relazione ai verbali per i quali è stato presentato ricorso; la rendicontazione on line delle operazioni e dei pagamenti, con E/C, anche cartacei e statistiche. E’ precisato che l’interrogazione al P.R.A. deve essere effettuata anche dal personale della ditta affidataria previa specifica autorizzazione all’utilizzo di login e password dell’ente. Per quanto riguarda la fase del sollecito di pagamento, è previsto che l’affidatario deve attivare procedure di sollecito bonario al pagamento, esperite nei confronti dei cittadini inadempienti, che non abbiano corrisposto il pagamento nei termini stabiliti ovvero che non abbiano proposto ricorso od opposizione nelle opportune sedi, facendosi carico di: trasmettere all’ente elenco dei nominativi in relazione ai quali è stata attivata tale procedura; richiedere il pagamento ai cittadini inadempienti, mediante l’invio di almeno due solleciti epistolari che devono essere espressamente e preventivamente approvati nei contenuti dall’ente; effettuare, qualora non sia pervenuto il pagamento, interventi telefonici al fine di ottenere l’accordo per l’estinzione dell’obbligazione, rendendosi in tale circostanza disponibile a fornire al cittadino informazioni o chiarimenti su eventuali problematiche; effettuare l’eventuale rintraccio del sanzionato in caso di irreperibilità dello stesso all’indirizzo noto, facendosi interamente carico dei relativi costi; su indicazioni e autorizzazione preventiva dell’ente, concedere dilazioni di pagamento nel caso in cui i sanzionati versassero in situazioni di grave disagio socio economico; provvedere all’incasso di somme per conto dell’ente rilasciando quietanze e ricevute liberatorie per il debitore; curare anche la gestione degli incassi presso lo sportello dell’ente (il tutto con il conseguente obbligo di trasmettere all’ente, con cadenza mensile, elenco dettagliato delle posizioni sulle quali è stato ottenuto un esito certo, positivo o negativo e con la precisazione che per ciascuna posizione non incassata deve essere inviata all’ente copia delle relative comunicazioni epistolari e una relazione dettagliata sugli interventi effettuati). Quanto alla fase di gestione dei ricorsi, rientra nei compiti dell’affidatario lo studio degli atti di opposizione avverso i verbali; la preparazione dei documenti necessari alla resistenza o richiesti dai giudicanti e dal Prefetto; la trasmissione degli atti richiesti dal Prefetto o dal Giudice di Pace, nei termini di legge; la redazione di controdeduzioni, costituzioni e risposte e memorie per il Prefetto e il Giudice di Pace; il patrocinio davanti al Giudice di Pace; il patrocinio negli eventuali appelli davanti al tribunale ordinario (con la precisazione che: la redazione delle controdeduzioni, delle costituzioni e risposte e delle memorie, oltre al patrocinio davanti ai giudici di pace e al tribunale doveva essere obbligatoriamente prestate da uno studio legale in convenzione con l’affidatario, che si accolla ogni costo, spesa e/o onorario; eventuali sentenze di condanna alle spese sono a totale carico dell’ente; la decisione di ricorrere in appello davanti al tribunale ordinario era di esclusiva spettanza dell’ente appaltante, sentito il parere del patrocinante, mentre la resistenza in appello è obbligatoria eccettuati i casi di desistenza decisi esclusivamente dall’ente appaltante.

Quanto alla fase della riscossione coattiva, è stabilito che l’affidatario, tramite i propri funzionari responsabili per la riscossione, provvede alla riscossione coattiva secondo le modalità disciplinate dal R.D. 14 aprile 1910, n. 639, e che, qualora si siano verificate circostanze tali da rendere impossibile la riscossione del credito (ovvero, a titolo esemplificativo: insussistenza di attività, irreperibilità, non presenza di beni mobili e/o immobili, precedenti esecuzioni, esistenza di beni non pignorabili (ad. 514 e seguenti C.P.C.), l’affidatario trasmette all’ente, nel termine di tre mesi dall’ultimo atto compiuto, anche se tale termine sia successivo alla scadenza della concessione, apposita certificazione circa l’impossibilità di riscuotere il credito e documentazione relativa agli atti compiuti.”

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