La connessione obiettiva tra violazione amministrativa e lesione colposa stradale.

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La connessione obiettiva tra violazione amministrativa e lesione colposa stradale.

Siamo arrivati alla fine dell’anno 2023 per acquisire un solido precedente giurisprudenziale di legittimità utile a dirimere, a quasi otto anni di distanza dalla legge introduttiva dell’Omicidio Stradale, alcuni aspetti critici del rapporto tra l’accertamento e contestazione della violazione amministrativa causativa della conseguenza lesiva stradale.

Come è noto, l’articolo 590 bis, del Codice penale, prevede che -anche nella sua configurazione essenziale e basilare- la lesione stradale colposa grave o gravissima, si qualifica per tale quando venga correlata tale condotta ad una “violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale”. Stesso discorso vale per la previsione dell’Omicidio Stradale.

È del tutto evidente che, in relazione alla ricostruzione postuma della scena del sinistro, gli operatori di Polizia Stradale si adoperino per condensare gli elementi probatori utili a ritenere consumata la condotta illecita prodromica rispetto alla causazione dell’evento lesivo.

In linea generale, possiamo qui rammentare che la giurisprudenza ha ritenuto che la “violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale” possa sussistere anche senza che venga contestato alcun verbale di accertamento che individui un trasgressore e preveda per questi il pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria; la sola violazione di norme generaliste, quali l’articolo 1 o 140 del Codice della Strada, che pongono il principio di prudenza e precauzione, è già di per sé elemento costitutivo della fattispecie. Allo stesso modo -con non poca iperbolica responsabilità per gli uffici pubblici tenuti alla manutenzione delle strade- è consolidato in giurisprudenza che la presunta violazione dell’articolo 14 del Codice della Strada (consistente nell’omissione di: a) manutenzione, gestione e pulizia delle strade, delle loro pertinenze e arredo, nonché delle attrezzature, impianti e servizi; b) controllo tecnico dell’efficienza delle strade e relative pertinenze; c) apposizione e manutenzione della segnaletica prescritta) implichi responsabilità (per posizione di garanzia ex art. 40 comma 2 cp), indipendentemente dal fatto che la citata norma non preveda sanzioni amministrative.

Nello specifico, non è infrequente che le condotte di “violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale” vengano traguardate in specifici verbali di contestazione di illecito amministrativo. Ovviamente, tali verbali, almeno in copia, entrano a far parte della notizia di reato, diventando un elemento probatorio in relazione al quale viene anche ricostruita l’eventuale responsabilità penale.

Quando si verifica tale eventualità si deve mettere in conto che il verbale possa essere impugnato nelle forme canonicamente previste dagli articoli 203 -204 bis del Codice. Peraltro, la modulistica in uso non tollera grandi eccezioni, con la conseguenza che il destinatario della violazione, anche al solo fine di ridimensionare la sua responsabilità penale, potrebbe essere grandemente interessato a veder annullato il verbale innanzi al Giudice di pace, quanto meno per trarne un argomento di difesa utile nella sede penale.

Ovviamente, quando dovesse accadere che il verbale impugnato venga annullato ed il Giudice penale ritenere sussistente la responsabilità per la lesione stradale grave o gravissima, ci troveremmo al cospetto di un conflitto sulla giurisdizione.

Complice di questo intricato dedalo di circostanze, c’è la sostanziale sottovalutazione della norma che disciplina la connessione obiettiva tra reato e illecito amministrativo, disciplinata dall’articolo 221 del Codice della Strada, secondo cui: “Qualora l’esistenza di un reato dipenda dall’accertamento di una violazione non costituente reato e per questa non sia stato effettuato il pagamento in misura ridotta, il giudice penale competente a conoscere del reato è anche competente a decidere sulla predetta violazione e ad applicare con la sentenza di condanna la sanzione stabilita dalla legge per la violazione stessa”.

Orbene, la sentenza della Cassazione penale, Sezione I, n. 51176 del 21 dicembre 2023, si occupa proprio del conflitto di giurisdizione corrente tra il giudice di pace ed il giudice delle indagini preliminari, in relazione ad un verbale con il quale -in occasione di una lesione stradale grave- veniva accertata e contestata la violazione dell’articolo 141 comma 4, secondo cui: “Il conducente deve, altresì, ridurre la velocità e, occorrendo, anche fermarsi quando riesce malagevole l’incrocio con altri veicoli, in prossimità degli attraversamenti pedonali e, in ogni caso, quando i pedoni che si trovino sul percorso tardino a scansarsi o diano segni di incertezza e quando, al suo avvicinarsi, gli animali che si trovino sulla strada diano segni di spavento”.

Nel caso di specie, il Giudice di pace civile di Bari aveva dichiarato la propria incompetenza a decidere sul ricorso in opposizione ad un verbale di contestazione, accertato dalla Polizia Municipale di Bari; anche il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari, si era dichiarato incompetente ritenendo non sussistenti i presupposti di cui all’art. 221 del Codice della Strada.

La declaratoria di incompetenza da parte del secondo Giudice suscitava, quindi, un conflitto negativo di competenza, disponendosi l’immediata trasmissione degli atti alla Corte di cassazione.

Il conflitto viene risolto dichiarando la competenza del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari, sussistendo, in questo caso, connessione oggettiva tra reato e illecito amministrativo.

Attenendo l’imputazione del processo penale nella descrizione del profilo di colpa contestato, ai contenuti del combinato disposto dell’ art. 140, comma 2, e art. 141 C.d.S., comma 4, per gli Ermellini è chiara sussistenza di un rapporto di connessione oggettiva tra illecito penale e amministrativo.

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