“Chiacchiere e tabbacchere e lignammo o’ banco e napoli nu ne impegna”

(traduzione a beneficio di chi non è napoletano: “Chiacchiere e tabacchiere di legno non valgono nulla e il banco di Napoli non le prende in pegno”).

Questa è una frase tipica del vernacolo partenopeo (che ci è molto caro) che si usa, di solito, per mettere a tacere chi sta facendo discorsi inutili.

Peccato che ad ascoltarla (rectius: a leggerla) sia l’esteso popolo dei non decisori; ovvero la gente comune che nulla può rispetto alla “fabbrica delle Leggi” e che è chiamata ad applicare la regola per come vergata dalla “politica”. 

Sarebbe bello rinfacciare questa bella frase al “politico di turno” che, magari in clima elettorale, parlando ad una platea di poliziotti stradali, o ai parenti delle vittime della strada, dicesse “vogliamo l’ergastolo della patente per chi guida ubriaco”.

il TAR Veneto, con la sentenza n°288 del 9 marzo 2015, ci rammenta che la previsione della legislazione vigente è tutt’altra; così applicando la Legge, da ragione al ricorrente che si era visto revocare la patente e rigettare la domanda di iscrizione alla scuola guida e mette lo “scorno in faccia” a quella politica che di tanto in tanto dice di essere preoccupata per la sicurezza stradale, pur collocando su binari lenti -se non morti- di disegni di legge di riforma del codice della strada.

La faccenda trattata dalla sentenza 288/15 resa dal TAR Lagunare è di quelle solite:

“il ricorrente fu destinatario dell’ordinanza di revoca della patente di giuda quale esecuzione della sentenza penale del Gip di Verona n. 984/13 del 6.5.2013, con riguardo al contesto contravvenzionale di cui all’art. 186, comma 2 lettera c) del Codice della Strada per aver condotto un autoarticolato in stato di ebbrezza, episodio accertato nel 2011″ Decorsi i tre anni canonici previsti dalla norma vigente, l’interessato faceva domanda di iscrizione alla scuola guida per il conseguimento di una nuova patente. Questa domanda veniva rigettata, poiché, a detta dei ministeri interessati, il triennio di “moratoria” decorre non dalla data di accertamento dell’illecito ma dalla data di passaggio in giudicato della sentenza che acclara l’esistenza del reato.

il TAR, correttamente occorre soggiungere, travolge le circolari che -.sebbene animate da lodevole spirito- spostano in avanti il termine di moratoria e riconosce il diritto della parte di poter concorrere ad una nuova patente decorsi tre anni dall’accertamento della violazione.

Non si danno colpe al giudici, che fanno buon governo dell’interpretazione della Legge (“valutato il disposto normativo di cui al richiamato art. 219, comma 3 ter, ritiene il Collegio… che il termine di riferimento deve essere individuato nella data in cui il reato è stato accertato e non in quello del passaggio in giudicato della sentenza di condanna, nell’evidente difficoltà di assicurare un termine ragionevole e valido per ogni situazione, che, diversamente interpretando, risulterebbe di volta in volta soggetto ai tempi nei quali si addiviene alla sentenza definitiva di condanna”).

Nemmeno si da la colpa al ministero dell’interno che, con la sua sbilenca circolare del luglio 2014, tenta di allungare la punizione per il reo meritevole di revoca della patente, sostenendo che la “moratoria” del comma 3 ter dell’articolo 319 del codice della strada, decorra dal passaggio in giudicato della sentenza.

Forse la colpa è della “politica” che finge di non sapere come funziona la norma vigente e si riempie la bocca con frasi ad effetto.

Pino Napolitano

P.A.sSiamo

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