Interessante intervento della Corte di Cassazione in materia di accertamento alcolemico con etilometro effettuato a distanza di tempo, a seguito del quale lo strumento ha segnalato “volume insufficiente”, pur rilevando una tasso alcolemico superiore a limite consentito.

Il giudice di primo grado aveva assolto l’imputato ritenendo che il tempo intercorso tra la cessazione della condotta di guida e l’esperimento della prova mediante etilometro, circa un’ora e mezza dopo, nonché la dizione <volume insufficiente> sugli scontrini riportanti un tasso alcolemico pari a 1,65-1,58 g/l non consentissero di ritenere provata la condotta materiale del reato, in assenza di sintomi evidenti di stato di ebbrezza alcolica.

Anche la Corte di Appello assolveva l’imputato dal reato di cui all’articolo 186, codice della strada, sulla base delle seguenti argomentazioni:

a)      è notorio che la curva di assorbimento dell’alcol etilico raggiunge il picco di tasso alcolemico nel giro di un’ora dal momento dell’ultima assunzione di alcol;

b)      al momento del test la curva di assorbimento si trovava nella fase discendente;

c)       non poteva escludersi che un’ora e mezza prima del test la curva fosse all’inizio della fase ascendente;

 

d)     mancava la prova certa dell’avvenuto superamento del limite di legge, quantomeno 0,80 g/I, già alle ore 18,30;

e)      la dicitura <volume insufficiente> non consentiva di ritenere affidabile il risultato dell’alcoltest anche perché è notorio che, maggiore è il volume espirato, minore dovrebbe essere il relativo tasso alcolemico;

f)       l’elemento sintomatico dell’alito vinoso riferito dai verbalizzanti alle ore 19,00 non consentiva di ritenere provato il superamento del limite di 0,80 g/I, necessario per la configurabilità del reato di guida in stato di ebbrezza.

La Corte di Cassazione, con sentenza 6 marzo 2015, n. 9863, ha statuito che, premesso che a norma dell’art.3.8 dell’allegato al d.m. 22 maggio 1990, n.196 (Regolamento recante individuazione degli strumenti e delle procedure per l’accertamento dello stato di ebbrezza) <gli strumenti devono procedere automaticamente alla verifica del buon funzionamento prima di ogni misura, visualizzandone il risultato prima e dopo ogni misura che abbia portato ad un risultato superiore al valore massimo consentito. Il risultato della misurazione deve essere fornito soltanto dopo la verifica dei buon funzionamento. Quando una anomalia, un difetto o un segnale di errore sono rilevati, particolarmente in sede di controllo di buon funzionamento, lo strumento non deve fornire un risultato che possa essere considerato valido>, non emerge che gli scontrini utilizzati per documentare il tasso alcolemico rilevato, non recassero la dicitura <autotest corretto>.

Premessa, inoltre, la volontarietà della condotta necessaria ai fini del controllo, la mancata adeguata espirazione, cui consegue l’emissione di scontrino indicante la dicitura <volume insufficiente> (ma con indicazione del tasso alcolemico, in assenza di fattori condizionanti l’emissione di aria (quali patologie atte a incidere sulle capacità respiratorie del soggetto), non può essere ritenuta tale da rendere l’esito dell’esame inattendibile

Ne consegue che, nella descritta situazione, alternativamente, o gli esiti dell’esame sono ritenuti idonei a fondare il giudizio di responsabilità per il reato contestato, secondo l’esito del test effettuato, o conducono a ritenere configurabile il reato di cui all’art.186, comma 7, cod. Strada in ragione della dimostrata indisponibilità del soggetto a sottoporsi validamente all’accertamento

In via generale, per giurisprudenza consolidata, ai fini della configurazione del reato di guida in stato di ebbrezza, in tutte le ipotesi previste dall’art. 186 cod. Strada, lo stato di alterazione alcolica può essere accertato con qualsiasi mezzo e, quindi, anche su base sintomatica, indipendentemente dall’accertamento strumentale>, essendo, pertanto, dovere del giudice non soffermarsi esclusivamente al dato strumentale ma esaminare tutti gli elementi a sua disposizione al fine di accertare la condotta tipica del reato

L’indicazione normativa di precisi parametri numerici per la configurabilità delle fattispecie penalmente rilevanti comporta che la tipicità del fatto non possa ritenersi ancorata al semplice stato di ebbrezza ma anche all’accertamento specifico e non meramente sintomatico del loro superamento, solo in presenza del quale vi è certezza del fatto tipico e del conseguente regime sanzionatorio da applicare.

L’esito positivo dell’alcoltest costituisce, pertanto, prova della sussistenza dello stato di ebbrezza, ed è onere dell’imputato fornire eventualmente la prova contraria a tale accertamento

In presenza del dato certo dello stato di ebbrezza del conducente con tasso alcolemico superiore al limite di 0,80 g/I in fase discendente a distanza di un’ora e mezza da un sinistro stradale dal medesimo provocato, risulta dunque viziata la motivazione che ritenga incerta la prova del fatto tipico sul mero argomento logico per cui la curva di assorbimento dell’alcol etilico raggiunge il picco di tasso alcolemico nel giro di circa un’ora dall’ultima assunzione.

Ove il giudice di merito abbia ragione di dubitare del fatto che il tasso alcolemico rilevato sia corrispondente ai valori legalmente fissati per la rilevanza penale del fatto al momento della condotta, ha dunque l’onere di esaminare tutti gli elementi istruttori a sua disposizione per fornire congrua motivazione che escluda la valenza probatoria del dato numerico.

di Marco Massavelli

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