Proseguono le continue e piccole modifiche al D.P.R. 380/01destinate alla ricerca della semplificazione e/o deregolamentazione delle procedure abilitanti gli interventi edilizi, nel tentativo di giungere ad un organismo autoregolatore capace di incoraggiare l’imprenditoria interessata ad investire nel campo dell’edilizia.

Questa volta le modifiche hanno interessato la lettera e.5) dell’art. 3, che così recita dopo le decisione di sostituire la congiunzione “ancorché” con la più permissiva locuzione “salvo che”, decretata dall’art. 10/ter del D.L. n°47/2014 (introdotto dalla Legge di convesione n°80/2014):

“…si intendono per… interventi di nuova costruzione…”

  • e.5) l’installazione di manufatti leggeri, anche prefabbricati, e di strutture di qualsiasi genere, quali roulottes, campers, case mobili, imbarcazioni, che siano utilizzati come abitazioni, ambienti di lavoro, oppure come depositi, magazzini e simili, e che non siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee salvo che siano installati, con temporaneo ancoraggio al suolo, all’interno di strutture ricettive all’aperto, in conformità alla normativa regionale di settore, per la sosta ed il soggiorno di turisti;

Una modifica tanto impercettibile quanto sostanziale che di fatto, con un colpo di mano, sottrae all’istituto del permesso di costruire (peraltro oneroso) la realizzazione di tali manufatti, purché realizzati all’interno di strutture ricettive all’aperto e legati al vincolo della temporaneità, poco aggiungendo circa lo spazio temporale di effettivo utilizzo.

Non potendosi tali interventi classificare come di manutenzione ordinaria e/o straordinaria, devono, per deduzione, considerarsi di attività libera e, quindi, strettamente connessi a quelli diretti a soddisfare esigenze temporanee richiamati dall’art. 6.

Il che, se non altro, definirebbe l’arco temporale di effettivo utilizzo che, stante la lettera b) del comma 2 del richiamato art. 6, non può essere superiore a novanta giorni.

Sarebbe auspicabile una interpretazione di questo tipo anziché vedere il concetto di temporaneità accostato, piuttosto, alla provvisorietà conferita dalle tecniche di ancoraggio dei manufatti in questione che, quindi, in quanto facilmente rimovibili in qualsiasi momento finirebbero per essere mai rimossi, trasformando in modo permanente ogni spazio aperto attrezzato per il soggiorno di turisti, perfino parchi nazionali o aree archeologiche.

In definitiva ancora una volta si corre il rischio di produrre una normativa non coordinata e poco gestibile per il buon governo del territorio.

 P.A.sSiamo

 

Michele Ambrosio

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