Intestazione fittizia di veicoli e falso ideologico.

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Integra il delitto di falso ideologico in atto pubblico, mediante induzione in errore del pubblico ufficiale la condotta di colui che dichiari all’operatore degli uffici del Pubblico Registro Automobilistico di essere proprietario, sì da ottenerne la immatricolazione, di alcune autovetture, in realtà nella effettiva disponibilità di altri, essendone egli solo l’intestatario fittizio per effetto di operazioni di compravendita simulata.

Con questa pronuncia Cass. pen. Sez. V Sent., 31/05/2017, n. 37944, sancisce che la locuzione di apertura del comma 2 dell’art. 94 bis del Codice della Strada ci porta verso il reato di cui all’art. 479 cp.

queste le motivazioni della sentenza, che si invita a leggere:

“…La previsione di una clausola di riserva espressa (“salvo che il fatto costituisca reato”) esclude l’applicazione del principio di specialità previsto, in caso di concorso tra illecito amministrativo e illecito penale, dalla L. n. 689 del 1981, art. 9; la clausola di riserva, infatti, assolve la funzione di affermare, nei casi di specialità reciproca tra fattispecie, l’assorbimento dell’interesse tutelato da una norma (nella specie, quella amministrativa) nell’interesse tutelato dall’altra (nella specie, quella penale). Sicchè la specialità viene regolata non già dalla L. n. 689 del 1981, art. 9 (ovvero, nel caso di norme penali, dall’art. 15 c.p.), bensì dalla specifica clausola di riserva contenuta nella disposizione. Nel caso in esame, l’illecito amministrativo punisce la condotta di chi chiede o ottenga il rilascio della carta di circolazione, del certificato di proprietà e del certificato di circolazione di un veicolo in caso di intestazione simulata. Il reato contestato all’odierno ricorrente, al contrario, prevede la determinazione del pubblico ufficiale a commettere la falsità ideologica delle carte di circolazione (artt. 48 e 479 c.p.), mediante induzione in errore posta in essere tramite la presentazione di moduli nei quali l’imputato dichiarava di essere il proprietario dei veicoli. In altri termini, l’illecito penale accertato presenta un quid pluris rispetto all’illecito amministrativo, che consiste nella induzione in errore del pubblico ufficiale nella formazione di un atto pubblico ideologicamente falso; non a caso, la fattispecie contestata concerne un’ipotesi di c.d. autoria mediata (art. 48 c.p.), nella commissione di un delitto di falso “mediato”, realizzato, cioè, mediante induzione in errore del p.u. cui è stata fornita una informazione non rispondente al vero; induzione in errore determinata non soltanto dalla mera dichiarazione non veritiera, ma altresì dalla costituzione di un’impresa individuale avente ad oggetto il commercio di autoveicoli, regolarmente iscritta alla Camera di commercio, che veniva utilizzata quale mise en scene per l’intestazione dei numerosi veicoli di proprietà altrui. Il fatto concreto contestato all’imputato, in altri termini, è diverso dalla fattispecie astratta di mera intestazione fittizia di veicoli, prevista dall’illecito amministrativo di cui all’art. 94 bis C.d.S.. Al riguardo, va rammentato che l’art. 483 c.p. prevede l’ipotesi in cui il pubblico ufficiale si limiti a trasfondere nell’atto la dichiarazione ricevuta, della cui verità risponde il dichiarante in relazione a un preesistente obbligo giuridico di affermare il vero, mentre il pubblico ufficiale risponde soltanto della conformità dell’atto alla dichiarazione ricevuta. Nell’ipotesi di cui agli artt. 48 e 479 c.p., invece, la falsa dichiarazione viene assunta a presupposto di fatto dell’atto pubblico formato dal pubblico ufficiale, sicchè la dichiarazione stessa non ha alcun rilievo autonomo, in quanto confluisce nell’atto pubblico e integra uno degli elementi che concorrono all’attestazione del pubblico ufficiale, alla quale si perviene mediante false notizie e informazioni ricevute dal privato (Sez. 6, n. 292 del 29/01/1999, Diouf, Rv. 214133). Il principio appena richiamato è stato affermato da questa Corte in una fattispecie in cui era stata presentata al pubblico ufficiale la falsa attestazione sullo svolgimento di attività lavorativa in Italia da parte di cittadino extracomunitario (essendo tale attività lavorativa presupposto di fatto per il rilascio del permesso di soggiorno), ed è, del resto, conforme all’insegnamento delle Sezioni Unite (Sez. U, n. 1827 del 03/02/1995, Proietti, Rv. 200117), che si erano espresse in questi termini in un caso ancora più simile a quello odierno, relativo al verbale di esame di laurea ed al rilascio di diploma di laurea, entrambi atti dispositivi (siccome contenenti l’approvazione del candidato e la sua proclamazione di “dottore”). Essi, infatti, cerano siti) erano stati ritenuti ideologicamente falsi in relazione all’attestazione implicita di “verità” di documenti e certificati concernenti esami di profitto viziati di falsità, materiale e/o ideologica, non essendo stati i relativi esami mai sostenuti, pur risultando regolarmente superati. Esattamente come avvenuto nella specie, ove ricorreva la attestazione formale dell’imputato di essere proprietario di autovetture da lui, però, mai realmente possedute. In tal senso, del resto, si è espressa altresì la giurisprudenza di questa Corte in fattispecie analoghe: integra il delitto di falso ideologico in atto pubblico, mediante induzione in errore del pubblico ufficiale, la condotta di colui che dichiari all’operatore degli uffici del Pubblico Registro Automobilistico di essere proprietario di alcune autovetture, sì da ottenerne in tal modo l’immatricolazione, non essendo però il proprietario ma soltanto l’acquirente simulato, in forza di scritture di compravendita, delle stesse, rimaste nella effettiva disponibilità di altri (Sez. F, n. 32499 del 11/08/2011, Fontana, Rv. 251005; Sez. 5, n. 9537 del 07/07/1992, Checcacci, Rv. 192257: “la falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico di cui all’art. 483 c.p. si configura allorchè la falsa attestazione contenuta nell’atto pubblico sia riferibile a fatti che l’attestante ha il dovere giuridico di esporre veridicamente (false attestazioni contenute in un atto notorio) e dei quali l’atto è destinato a provare la verità, e non quando, come nella specie, relativa alla presentazione di un certificato di conformità non autentico, la falsa attestazione ha portato alla formazione di un autonomo atto pubblico falso, l’immatricolazione di un veicolo, in base ad una ingannevole rappresentazione della realtà che ha tratto in errore il pubblico ufficiale che ne è l’autore, comportamento quest’ultimo che configura l’ipotesi delittuosa della falsità ideologica in atto pubblico indotta ex artt. 48 e 479 c.p.”)”.

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