Illecito permanente e accertamento complesso.

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Sempre sul tema dell’accertamento complesso, la cassazione ( Cass. civ. Sez. II, Ord., 12-02-2021, n. 3693) arriva a definire come “consolidato” quanto fino a qualche anno fa appariva impensabile.

secondo il tradizionale principio di questa Corte secondo cui (cfr. Cass. n. 27702/2019), in tema di sanzioni amministrative, qualora non sia avvenuta la contestazione immediata della violazione, il momento dell’accertamento – in relazione al quale collocare il “dies a quo” del termine previsto della L. n. 689 del 1981, art. 14, comma 2, per la notifica degli estremi di tale violazione – non coincide con quello in cui viene acquisito il “fatto” nella sua materialità da parte dell’autorità cui è stato trasmesso il rapporto, ma va individuato nel momento in cui detta autorità abbia acquisito e valutato tutti i dati indispensabili ai fini della verifica dell’esistenza della violazione segnalata, ovvero in quello in cui il tempo decorso non risulti ulteriormente giustificato dalla necessità di tale acquisizione e valutazione; il compito di individuare, secondo le caratteristiche e la complessità della situazione concreta, il momento in cui ragionevolmente la contestazione avrebbe potuto essere tradotta in accertamento e da cui deve farsi decorrere il termine per la contestazione spetta al giudice del merito, la cui valutazione non è sindacabile nel giudizio di legittimità, ove congruamente motivata (conf., ex multis, Cass. n. 1043/2015; Cass. n. 7681/2014)”.

Nel caso di specie, il giudice di appello, aveva escluso che vi fosse una colpevole inerzia da parte del Comune, attesa la complessità degli accertamenti richiesti. Peraltro, proprio con specifico riferimento alla tipologia di illecito contestato, il collegio ricorda che (anche di recente Cass. n. 14592/2019) in materia di sanzioni amministrative, l’escavazione abusiva del terreno per estrazione e trasporto di materiali derivati, costituisce illecito permanente, il cui momento consumativo è caratterizzato da una situazione giuridica già realizzata e che si protrae nel tempo fino a che perdura la condotta illecita del contravventore; ne consegue che il termine di novanta giorni per la notifica del verbale di accertamento decorre dalla data di cessazione della permanenza ovvero, quando non vi sia la prova di tale cessazione, dalla data dell’accertamento della violazione. La permanenza persiste fin quando non ne vengano eliminati gli effetti nella loro materialità od antigiuridicità, ovvero fino al momento in cui lo stato dei luoghi (in cui è stata realizzata illegittimamente la cava) non sia stato ripristinato o la sua alterazione sia stata resa legittima.

 

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