Foglio di via per mancato uso della mascherina anti Covid-19

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Come noto ai più, in virtù degli artt. 1 e 2 del D.Lgs. n. 159/2011, il Questore può inibire il ritorno, senza preventiva autorizzazione, per un periodo non superiore a tre anni in un Comune, nei confronti delle persone, residenti in altro Comune, pericolose per la sicurezza pubblica, che, “sulla base di elementi di fatto”, debba ritenersi che: a) siano “abitualmente dediti a traffici delittuosi”; b) vivano “abitualmente, anche in parte, con i proventi di attività delittuose”; c) siano, “per il loro comportamento”, “dediti alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo l’integrità fisica o morale dei minorenni, la sanità, la sicurezza o la tranquillità pubblica”.

L’attuale emergenza pandemica viene sovente richiamata nelle motivazioni che fondano l’emissione del provvedimento inibitorio, ma, al riguardo, è interessante leggere le motivazioni di Tar Toscana, sez. II, 04/03/2021, n. 181 che, viceversa, non ne ha riscontrato i presupposti.

Il Collegio osserva, preliminarmente,  che il provvedimento incide su fondamentali libertà costituzionalmente tutelate e deve, pertanto, essere sorretto da rigorosi presupposti e da un’adeguata motivazione che dia conto delle ragioni poste dall’Amministrazione a sostegno delle determinazioni assunte (T.A.R. Toscana, sez. II, n. 488/2013).

A fondamento dell’emissione del provvedimento impugnato sono stati individuati:

1) il deferimento all’autorità giudiziaria per i reati di resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, allorquando gli Operanti, nel corso del servizio di perlustrazione finalizzato a fronteggiare l’emergenza da Covid-19, nell’effettuare il controllo di un esercizio commerciale ove erano stati individuati degli assembramenti, avevano proceduto all’identificazione del destinatario del foglio di via, il quale, alla richiesta del documento di identificazione e alla contestazione verbale dell’omesso utilizzo della prescritta mascherina protettiva delle vie respiratorie ai sensi dell’art. 4 del D.L. 25 marzo 2020 n.19, si era rivolto agli operatori di polizia in maniera oltraggiosa ed ingiuriosa;

a ciò si è richiamata l’esistenza a carico di questi di precedenti denunce per reati di furto e di danneggiamento, nonché di un decreto penale di condanna per rifiuto di accertamento dello stato alcolemico e rifiuto dell’accertamento dello stato di alterazione psico-fisica a seguito di sinistro stradale.

Il Collegio ha osservato, però, che i fatti richiamati non costituiscono una motivazione adeguata del provvedimento interdittivo emanato, considerate: la genericità della descrizione dei precedenti di polizia (non idonea ad evidenziare un quadro di pericolosità sociale); la non particolare concreta gravità dell’ipotesi delittuosa da ultimo accertata; la sostanziale incensuratezza dell’interessato e la mancanza di alcun altro approfondimento sui profili personali (abitudini di vita, condizione lavorativa, patrimoniale, familiare, etc..).

E questo è quanto. A Voi i commenti.

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