Il termine per punire, l’art. 18 della L.689/1981 e la Corte Costituzionale.

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Il termine per punire, l’art. 18 della L.689/1981 e la Corte Costituzionale.

Leggendo la massima della sentenza della Corte cost., n.151 del 12/07/2021, non ci si deve preoccupare. Si tratta dell’ennesimo rigetto della questione di legittimità costituzionale dell’art. 18 della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale), sollevate, in riferimento agli artt. 3, 97 e 117, primo comma, della Costituzione. Il Supremo Consesso evidenzia come l’ampiezza del termine previsto dalla norma censurata, di durata quinquennale e suscettibile di interruzione, lo rende inidoneo a garantire, di per sé solo, la certezza giuridica della posizione dell’incolpato e l’effettività del suo diritto di difesa, che richiedono contiguità temporale tra l’accertamento dell’illecito e l’applicazione della sanzione. Ciò posto, si è, tuttavia, rilevato che la omissione legislativa denunciata non può essere sanata dalla Suprema Corte, essendo rimessa alla valutazione del legislatore l’individuazione di termini che siano idonei ad assicurare un’adeguata protezione agli evocati principi costituzionali, se del caso prevedendo meccanismi che consentano di modularne l’ampiezza in relazione agli specifici interessi di volta in volta incisi.

Insomma, il quinquennio del termine del procedimento è integro, ma la campanella è suonata per il Parlamento, chiamato a ricercare maggiori garanzie per il cittadino, arrivando a fissare un termine più breve.

Come al solito, la Corte costituzionale non si discute e si osserva; quindi nel mentre che il “quinquennio” persiste a presidio della funzionalità degli uffici, il Parlamento dovrebbe mettere mano alla L.689/1981. A margine, tuttavia, una piccola amara osservazione mi tocca farla: in questi giorni infiamma il dibattito politico sulla riforma del processo penale e sulla prescrizione. I Parlamentari si accapigliano tra chi vorrebbe eternamente le mani libere per la Procura della Repubblica e chi vorrebbe (peraltro in adesione alla norma costituzionale sul giusto processo) che questa esposizione sine die venisse contenuta. Mi piacerebbe allora pensare che le parole “l’ampiezza del termine …, lo rende inidoneo a garantire, di per sé solo, la certezza giuridica della posizione dell’incolpato e l’effettività del suo diritto di difesa, che richiedono contiguità temporale tra l’accertamento dell’illecito e l’applicazione della sanzione” venissero ascoltate anche quando lo scenario diventa penalistico.

Troppo facile fare i professori con i funzionari amministrativi che esercitano questa scomoda funzione giudicante; troppo comodo lasciare ai magistrati la libertà di avere termini comodi che, quando fissati, spesso sono anche ordinatori”.

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