Il pagamento del verbale e lo spirare del termine per proporre ricorso estinguono il potere di autotutela.

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Il pagamento del verbale e lo spirare del termine per proporre ricorso estinguono il potere di autotutela.

In tema di violazioni al codice della strada, il cosiddetto pagamento in misura ridotta comporta un’incompatibilità (oltre che un’implicita rinuncia) a far valere qualsiasi contestazione della sanzione pecuniaria irrogata e della violazione contestata (che della sanzione pecuniaria è il presupposto giuridico), e ciò sia nella sede amministrativa che giurisdizionale, anche in virtù di quanto esplicitamente previsto dal codice della strada (sul punto, Cass. Civ. sez. II sentenza n. 15098 del 22.6.2010). Non si tratta solo di una preclusione impugnatoria a carico della parte che -magari per eccesso di zelo- ha pagato la multa, accorgendosi solo in seguito della sua ingiustizia. Il divieto in questione attiene invece al fatto che con il pagamento immediato si formalizza -secondo i noti principi generali della materia- una vera e propria estinzione della controversia, non più recuperabile da parte di tutte le parti in causa e quindi anche della parte pubblica; ora, a fronte di detta intangibilità, resta evidente come sia precluso ogni intervento d’ufficio sull’an e sul quantum della sanzione anche ad opera dell’autorità preposta a decidere ricorsi amministrativi, non fosse altro perché in tal modo il divieto da parte dell’interessato di proporre, dopo l’oblazione, tali ricorsi verrebbe facilmente aggirato tramite una sua semplice “segnalazione” all’Organo titolare del potere contenzioso. Simili argomentazioni possono estendersi al caso di verbali per i quali è scaduto il termine per proporre impugnazione; anche in dette fattispecie si assiste infatti ad un consolidamento irreversibile della pretesa sanzionatoria, senza possibilità per l’autorità contenziosa -alla quale gli interessati hanno ritenuto di non rivolgersi – di inserirsi d’ufficio, per ridiscutere ex post una misura ormai inoppugnabile ed esecutoria. Né i poteri di vigilanza sulla sicurezza stradale attribuiti al Prefetto possono essere intesi nel senso di consentire un’ingerenza immanente nella rimodulazione ex post di sanzioni incontestate, sia perché la norma di riferimento riguarda per l’appunto la funzione contenziosa, attivabile solo in via eventuale a domanda dell’interessato, sia perché -quand’anche si dovesse intendere tale vigilanza in senso estensivo- comunque resterebbe precluso un ruolo atipico di autotutela gerarchica prefettizia sui singoli atti sanzionatori del comune rimasti inoppugnati, all’interno di una relazione di gerarchia (solo) impropria. In ogni caso appare fuori luogo il richiamo operato dalla PA intimata ai poteri sostitutivi del Prefetto, in materie (del tutto estranee alla vicenda in esame) collegate all’esercizio di funzioni del Sindaco in qualità di Ufficiale del Governo ex art. 54 TUEL. Di conseguenza va ravvisata l’illegittimità del modus operandi della Prefettura in ordine ai paventati poteri di autotutela, ed alle connesse richieste di documentazione afferente ai verbali di contravvenzione non impugnati e/o con avvenuta oblazione (T.A.R. Abruzzo L’Aquila Sez. I, Sent., (ud. 27/10/2014) 03-12-2014, n. 860).

Questa pronuncia appare non scalfita dalle successive. Quindi, un potere di autotutela, da chiunque esercitato, appare fuori luogo ed illegale, quando tende a superare gli effetti preclusivi sanciti dall’art. 203 del C.d.S.

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