Gli effluenti di allevamento sono le deiezioni del bestiame o la miscela di lettiera e di deiezione di bestiame, anche sotto forma di prodotto trasformato, ivi compresi i reflui provenienti da attività di piscicoltura (art. 74, comma 1, lett. v).

 

Tra le tante modifiche apportate dal D. Lgs. n. 4/2008, vi è anche quella relativa all’art. 101, comma 7, lett. b) riguardo, appunto, ai liquami da allevamento, i quali non vengono più classificati come acque reflue industriali, in quanto rientranti nella definizione di acque reflue domestiche.

 Tale articolo, infatti, stabilisce:

<< Salvo quanto previsto dall’articolo 112, ai fini della disciplina degli scarichi e delle autorizzazioni, sono assimilate alle acque reflue domestiche le acque reflue provenienti da imprese dedite ad allevamento di bestiame>>.

Prima dell’avvenuta modifica, la lett. b) al comma 7 del medesimo articolo, continuava, specificando che solo le acque provenienti da imprese dedite ad allevamento di bestiame che <<praticano l’utilizzazione agronomica in conformità alla disciplina regionale stabilita sulla base dei criteri e delle norme tecniche generali di cui all’articolo 112, comma 2, e che dispongono di almeno un ettaro di terreno agricolo per ognuna delle quantità indicate nella Tabella 6 dell’Allegato 5 alla parte terza del presente decreto>>, erano considerate acque reflue domestiche.

Ora eliminando tale limitazione, la definizione di acque reflue domestiche si è estesa a tutte le acque provenienti da imprese dedite ad allevamento di bestiame, senza alcuna limitazione supplementare.

Per effetto di tali modifiche, si deve ritenere, pertanto, ormai di regola sanzionato solo in via amministrativa, ai sensi dell’art. 133 comma 2 (sanzione amministrativa pecuniaria da seimila euro a sessantamila euro), lo scarico senza autorizzazione degli effluenti di allevamento

Gaetano Alborino

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