Le cause si promuovono anche solo per “questione di principio” e la sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Ter), n°10516 del 25 luglio 2017, dimostra che anche se si deve sudare un bel po’ di anni per veder spuntar l’applicazione delle regole giuridiche anche nei confronti dei potenti, un minimo di soddisfazione arriva sempre.

La questione concreta dedotta in giudizio attiene ad un “fattaccio romano” (che poi, nella sostanza, diventa “fattaccio nazionale”) nel quale un ministero (ma a livello locale ciò fanno i le Procure della Repubblica ed i Tribunali, le Forze di Polizia ed i Comuni) si impossessa di uno spazio pubblico, riservando la sosta alle “sole autovetture militari”. Un avvocato romano, per tigna (forse) e per amore di diritto (sicuramente), avendo lo studio in zona, ha inteso arginare questo fenomeno usurpativo consumatosi in Piazza della Marina, a Roma.

Si legge in sentenza: “Sulla stessa Piazza ha il proprio accesso il Ministero della Difesa-Marina, edificio che si trova collocato in posizione distaccata dalla Piazza e che ha a propria disposizione un ampio spazio parallelo alla Piazza medesima recintato e custodito in quanto di proprietà dell’Amministrazione che è da sempre destinato in parte al parcheggio delle autovetture del Ministero e in parte ad area verde. … mentre in corrispondenza dell’unico lato attraverso il quale si può accedere veicolarmente alla Piazza è stato apposto un cartello indicante il divieto di parcheggio su tutta la Piazza, alla metà dell’area costituita dalla Piazza sono stati collocato cartelli mobili contenenti la seguente indicazione: “Comando militare marittimo autonomo della Capitale – Ufficio Servizi Generali Palazzo Marina 1^ Sezione Dettagli e Sicurezza –Parcheggio riservato esclusivamente alle autovetture militari”. Di fatto, prosegue il ricorrente, si può riscontrare che mentre sulla Piazza vengono parcheggiate autovetture “blu” di pertinenza ministeriale, all’interno dell’area di pertinenza del Ministero vengono parcheggiate anche molte autovetture private.

Insomma, sotto il velo della riserva dei posti alle auto di servizio, si svela la solita faccenda: questi posti sono riservati ai dipendenti ed alle loro auto private, con spregio di ogni valore giuridico che colloca, il dipendete in divisa, in una non meglio giustificata posizione di vantaggio nei confronti della collettività di persone che- senza il munus della divisa o della funzione- va al lavoro in auto e deve trovarsi un posto (magari a a pagamento)

Secondo il ricorrente, il Comune di Roma ha consentito una vera e propria “appropriazione dell’area pubblica per la sostanziale soddisfazione di interessi settoriali” sono lesivi del proprio interesse da un duplice punto di vista, in quanto, “se la Piazza non deve avere utilizzazione di parcheggio, è interesse del ricorrente e di tutti i cittadini della zona di avere il godimento della fruibilità dell’area libera da auto; laddove, se la Piazza deve essere destinata a parcheggio, è interesse che il parcheggio sia libero per tutti i cittadini e non riservato”.

Per carità, nel 2002 (anno del ricorso) la sospensiva non fu accordata….. nel 2017 però la disposizione del Comune di Roma viene annullata, per eccesso di potere derivante da istruttoria contraddittoria, con la seguente motivazione: “La contraddittorietà intrinseca ed evidente tra la motivazione dell’atto di concessione e l’effettiva utilizzazione dell’area, tenuto conto del contesto stradale e delle carenze istruttorie sopra enucleate, ha fatto emergere, dunque una finalità non coerente con le paventate esigenze; la concessione è apparsa, invero, piuttosto finalizzata a consentire al Ministero di disporre di un’ulteriore e aggiuntiva (rispetto a quella ampia di cui già dispone all’interno dell’edificio) area di sosta per i mezzi del personale: circostanza che espone l’atto a profili di sviamento di potere nella misura in cui la richiesta avanzata dal Ministero abbia malcelato siffatta finalità”.

Dopo questa sentenza, nulla cambierà in Italia, ci mancherebbe. Resta il fatto che il sodalizio tra Comune di Roma e Ministero della Marina è stato sbugiardato dal TAR, con soddisfazione, magari piccola, di chi ha visto per decenni la pratica di abusare dello spazio demaniale.

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Informazioni sull'autore

Pino Napolitano

Avvocato, dirigente comunale, Dottore di ricerca e specializzato in Diritto Amministrativo.

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