Emissioni in atmosfera: la disciplina di depenalizzazione introdotta dal D. Lgs. n. 183/2017

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Emissioni in atmosfera: la disciplina di depenalizzazione introdotta dal D. Lgs. n. 183/2017

Quali sanzioni in caso di inottemperanza delle prescrizioni contenute nel titolo autorizzatorio?

Riferimenti normativi

L’art. 279, comma 1, D. Lgs. n. 152/2006 (modificato, da ultimo, dall’art. 1, comma 1, D. Lgs. n. 183/2017) sanziona penalmente:

«… chi inizia a installare o esercisce uno stabilimento in assenza della prescritta autorizzazione ovvero continua l’esercizio con l’autorizzazione scaduta, decaduta, sospesa o revocata è punito con la pena dell’arresto da due mesi a due anni o dell’ammenda da 1.000 euro a 10.000. Con la stessa pena è punito chi sottopone uno stabilimento ad una modifica sostanziale senza l’autorizzazione prevista dall’articolo 269, comma 8 o, ove applicabile, dal decreto di attuazione dell’articolo 23 del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2012, n. 35. Chi sottopone uno stabilimento ad una modifica non sostanziale senza effettuare la comunicazione prevista dall’articolo 269, comma 8 o, ove applicabile, dal decreto di attuazione dell’articolo 23 del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2012, n. 35, è assoggettato ad una sanzione amministrativa pecuniaria da 300 euro a 1.000 euro, alla cui irrogazione provvede l’autorità competente».

L’inosservanza di prescrizioni contenute nell’autorizzazione, invece, risulta essere stata depenalizzata.

Per effetto delle modifiche apportate dal D. Lgs. 15 novembre 2017, n. 183, articolo 1, comma 1, lettera o), n. 2 e n. 3), il testo vigente dell’articolo 279, comma 2 e 2-bis, è il seguente:

«(…) 2. Chi, nell’esercizio di uno stabilimento, viola i valori limite di emissione stabiliti dall’autorizzazione, dagli Allegati I, II, III o V alla parte quinta del presente decreto, dai piani e dai programmi o dalla normativa di cui all’articolo 271 è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda fino a €. 10.000. Se i valori limite violati sono contenuti nell’autorizzazione integrata ambientale si applicano le sanzioni previste dalla normativa che disciplina tale autorizzazione.

2-bis. Chi, nell’esercizio di uno stabilimento, viola le prescrizioni stabilite dall’autorizzazione, dagli allegati I, II, III o V alla Parte Quinta, dai piani e dai programmi o dalla normativa di cui all’articolo 271 o le prescrizioni altrimenti imposte dall’autorità competente è soggetto ad una sanzione amministrativa pecuniaria da €. 1.000 a €. 10.000, alla cui irrogazione provvede l’autorità competente. Se le prescrizioni violate sono contenute nell’autorizzazione integrata ambientale si applicano le sanzioni previste dalla normativa che disciplina tale autorizzazione».

L’autorizzazione alle emissioni in atmosfera

L’art. 269, comma 1, D. lgs. n. 152/2006 stabilisce: «Fatto salvo quanto stabilito dall’articolo 267, commi 2 e 3, dal comma 10 del presente articolo e dall’articolo 272, commi 1 e 5, per tutti gli stabilimenti che producono emissioni deve essere richiesta una autorizzazione ai sensi della parte quinta del presente decreto. L’autorizzazione è rilasciata con riferimento allo stabilimento. I singoli impianti e le singole attività presenti nello stabilimento non sono oggetto di distinte autorizzazioni».

La disciplina sanzionatoria

Commette il reato di esercizio abusivo di attività produttiva di emissioni in atmosfera (condotta prevista e punita dal comma 1 dell’art. 279 D. Lgs. n. 152/2006) chi inizia ad installare uno stabilimento produttivo in assenza dell’autorizzazione necessaria (richiesta ai sensi dell’art. 269 del citato decreto) o chi continua l’esercizio con l’autorizzazione scaduta, decaduta, sospesa o revocata. Tale reato è riferibile al gestore dell’attività da cui provengono le emissioni, quale soggetto obbligato a richiedere l’autorizzazione.

Diversamente, la sola violazione delle semplici prescrizioni autorizzative, che evidentemente presuppongono il possesso dell’autorizzazione, comporta unicamente l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria (ai sensi del comma 2 bis dell’art. 279 D. Lgs. n. 152 del 2006), senza quindi che si configuri il reato di esercizio abusivo.

Con orientamento costante e consolidato, la Corte di Cassazione ha già avuto modo di riconoscere che “la sola violazione delle semplici prescrizioni autorizzative, che evidentemente presuppongono il possesso dell’autorizzazione, comporta unicamente l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria (ai sensi del Decreto Legislativo n. 152 del 2006), articolo 279, comma 2-bis, senza quindi che si configuri il reato di esercizio abusivo” (cfr., in motivazione, Sez. 7, ordinanza 8 febbraio 2019, n. 16669, n. m.).

Più recentemente, il principio sopra evidenziato è stato ancora ribadito: «Poiché non è dubbio che la condotta ascritta agli imputati, così come delineata dalle concordi decisioni della Corte territoriale e del giudice di prime cure (il quale riqualificava ai sensi del comma 2 dell’articolo 279 citato l’originaria imputazione, nel contempo assolvendo gli imputati dall’ipotesi, pure contestata, di cui al comma 1 della medesima norma per insussistenza del fatto), sia consistita nella violazione delle prescrizioni dettate dalla determinazione della Regione Puglia n. 180 del 20.12.1999, con particolare riferimento alla mancata installazione di tramogge, nastri trasportatori carenati e barriera frangivento lungo il perimetro dello stabilimento di cui all’imputazione, ne consegue che la sentenza impugnata deve essere annullata senza rinvio perché il fatto non è previsto dalla legge come reato». (Corte di Cassazione, Sez. III, Sez. III, sentenza 13 luglio 2021, n. 26571).

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