E’ il TAR Puglia, che con la sentenza 26 febbraio 2015, n. 703, consente, secondo la sua rispettabile interpretazione, al Comune di “spazzare via”, con un semplice “colpo di spugna”, il Settore Polizia Municipale, inserendolo all’interno di altro Settore del Comune.Questa, in sintesi, la motivazione:  la legge 7 marzo 1986, n.65, cd legge quadro sull’ordinamento della polizia municipale, nell’affidare ai Comuni la potestà di organizzare il servizio di polizia municipale prevede, all’articolo 7, la mera facoltà, per gli stessi enti locali, di istituire il Corpo di Polizia municipale, a condizione che il servizio sia espletato da almeno sette addetti.

E la legge Regione Puglia n.37/11eleva a 15 il numero degli addetti capace di determinare la creazione del “Corpo” di Polizia Municipale
Dunque, già il legislatore statale e quello regionale stabiliscono all’unisono che il servizio di polizia municipale può essere innalzato a dignità di Corpo, solo in presenza di una compagine numericamente adeguata.
Lo stesso articolo 7 attribuisce al Comune, una volta istituito il servizio di polizia municipale sotto forma di Corpo, la regolamentazione dell’ordinamento e della organizzazione mercè l’individuazione di un responsabile del Corpo, con dignità di Comandante.
Ma si tratta, con tutta evidenza, di uno statuto giuridico strettamente connesso con la circostanza che il servizio di polizia municipale, proprio per il fatto di non essere affidato ad un numero limitato di addetti, possa acquisire veste autonoma di Corpo.
Per questa essenziale ragione, nei comuni nei quali il servizio di polizia municipale fa registrare un numero di addetti inferiore a 15, all’interno della Regione Puglia, nulla vieta che l’ente civico proceda ad un riordino del servizio anche, se del caso, attraverso il suo accorpamento a Settore più ampio, connotato da omogeneità di materie amministrate.
Ciò è frutto della generale potestà di organizzazione dell’ente locale, la quale è una delle condizioni più significative dell’autonomia stessa del Comune, addirittura munita, com’è noto, di copertura costituzionale.

 

Nei limiti di una motivazione che dia conto delle ragioni della scelta di non dare vita al Corpo di Polizia Municipale, il Comune ben può far confluire il servizio in un più ampio settore, con conseguente perdita di autonomia per il servizio di Polizia Municipale stessa.E’ il TAR Puglia, che con la sentenza 26 febbraio 2015, n. 703, consente, secondo la sua rispettabile interpretazione, al Comune di “spazzare via”, con un semplice “colpo di spugna”, il Settore Polizia Municipale, inserendolo all’interno di altro Settore del Comune.

Nel caso di specie, con apposita delibera comunale, avvertito il tema della riduzione della spesa del personale quale criticità del momento, si dà indirizzo alla Giunta affinchè dia avvio ad un progetto di riorganizzazione dell’Ente con caratteristiche di omogeneizzazione e razionalizzazione delle competenze, integrazione ed accorpamento tra i Settori per evitare la frammentazione e per ridurre le posizioni organizzative, infine privilegiando la scelta di non erigere a Corpo la Polizia Locale ma di farla confluire in un unico grande settore denominato Gestione e Valorizzazione del territorio.

Al Consiglio di Stato….l’ardua sentenza!

di Marco Massavelli

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