DOVUTA LA TARSU PER IL GESTORE DEI PARCOMETRI.

S.I.S. s.r.l. impugnava l’avviso di accertamento con cui il Comune di Trevignano Romano aveva richiesto il pagamento della Tarsu riferita all’anno 2006 relativamente ad aree urbane adibite a sosta di veicoli sulle quali la società gestiva il servizio di parcheggio a pagamento con delimitazione delle aree di sosta e la gestione i parcometri. Assumeva la ricorrente che il servizio svolto per conto del Comune non implicava occupazione di suolo pubblico nè produzione di rifiuti di talchè la tassa non era dovuta. La commissione tributaria provinciale di Roma rigettava il ricorso con sentenza che era confermata dalla CTR del Lazio, la quale compensava le spese processuali del giudizio di appello. Avverso la sentenza della CTR propone ricorso per cassazione la contribuente affidato a due motivi illustrati con memoria. Il Comune di Trevignano Romano non si è costituito in giudizio.

Cass. civ. Sez. V, Ord., 16-05-2019, n. 13185 conferma la buona ragione del Comune di Trevignano Romano, ritenendo che la CTR ha osservato che il servizio svolto dalla società, consistente nella gestione dei parcometri, implica occupazione del suolo pubblico, con conseguente debenza della tassa a norma del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 62, art. 62, comma 2. Tale motivazione appare coerente con il dettato legislativo, posto che il D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 62, comma 1, stabilisce che la tassa è dovuta per l’occupazione o la detenzione di locali e aree scoperte, a qualsiasi uso adibite, ad esclusione delle aree scoperte pertinenziali o accessorie ad abitazioni. Tale previsione ha carattere generale e subisce solo le deroghe indicate nel comma 2, dello stesso articolo, le quali non operano automaticamente al verificarsi delle situazioni previste, ma devono essere di volta in volta dedotte ed accertate con un procedimento amministrativo, la cui conclusione deve essere basata su elementi obiettivi direttamente rilevabili o su idonea documentazione. Presupposto della Tarsu è, dunque, la produzione di rifiuti che può derivare anche dall’occupazione di suolo pubblico per effetto di convenzione con il Comune, produzione alla cui raccolta e smaltimento sono tenuti a contribuire tutti coloro che occupano aree scoperte, come appunto stabilisce il D.Lgs. n. 507 cit., art. 62, comma 1 (Cass. n. 1847 del 12/07/2017; Cass. n. 7916 del 20/04/2016; Cass. n. 19152 del 15/12/2003).

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Pino Napolitano

Avvocato, dirigente comunale, Dottore di ricerca e specializzato in Diritto Amministrativo.

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