Con la sentenza n° 17 del 16 gennaio 2014, il T.A.R. Lazio (Latina Sez. I), riprende la giurisprudenza amministrativa dominante in materia di rapporto tra diritto di accesso e segreto istruttorio (cfr. C.d.S., Sez. VI, 29 gennaio 2013, n. 547), affermando che: “Non ogni denuncia di reato presentata dalla P.A. all’Autorità giudiziaria costituisce atto coperto da segreto istruttorio e – come tale – è sottratta all’accesso. Infatti, qualora la denuncia sia presentata dalla P.A. nell’esercizio delle sue istituzionali funzioni amministrative, non si ricade nell’ambito applicativo dell’art. 329 c.p.p.; se, invece, la P.A. che trasmette all’Autorità giudiziaria una notizia di reato non lo fa nell’esercizio di tali funzioni, ma nell’esercizio di funzioni di polizia giudiziaria ad essa specificamente attribuite dall’ordinamento, si è in presenza di atti di indagine compiuti dalla polizia giudiziaria che, come tali, sono sottoposti al segreto istruttorio ex art. 329 c.p.p. e, per conseguenza, sono sottratti all’accesso ai sensi dell’art. 24 della l. n. 241/1990”.

 

La sentenza, che si allega, è di estremo interesse ed in parte molto innovativa, in quanto opera dei distinguo che non è sempre agevole cogliere in tali pronunciamenti.

 

 

Nella parte finale di essa si legge: poiché, tuttavia, l’attività ispettiva di cui si discute risulta esser stata eseguita di concerto dal perito demaniale, dall’Ufficio Tecnico Comunale, dal Comando di Polizia Locale e dal Comando Locale dei Carabinieri, si devono, invece, escludere dall’ordine di esibizione eventuali ulteriori atti presenti nel fascicolo, il cui compimento risulti essere stato delegato dall’Autorità giudiziaria, nonché gli atti che integrino notitiae criminis poste in essere, ovvero acquisite dagli organi comunali nell’esercizio di funzioni di polizia giudiziaria ad essi specificamente attribuite dall’ordinamento”.

Pino Napolitano

 

P.A.sSiamo

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