Dichiarazione di false generalità e ravvedimento operoso.

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Come noto, il ravvedimento operoso, previsto all’art. 62 n. 2 c.p. costituisce un’attenuante laddove venga posta in essere prima del giudizio, per elidere o attenuare le conseguenze dannose o pericolose del reato.

Cass. pen., sez. V, 11/08/2021, n. 31490 ne ha escluso l’applicazione nel caso di declinazione di false generalità in occasione di controllo di polizia stradale.

Nello specifico, il cd. ravvedimento si sarebbe verificato dopo tre giorni dalla falsa dichiarazione, in quanto il ricorrente si sarebbe presentato spontaneamente al Comando Polizia Municipale affermando di essere sprovvisto di patente e di aver declinato le false generalità poiché preso dal panico.

Viceversa, non sussiste il requisito della spontaneità e, quindi la ravvisabilità dell’attenuante del ravvedimento operoso invocata, benchè l’imputato si fosse impegnato a
presentarsi entro cinque giorni e lo aveva fatto dopo soli tre giorni e la sua condotta avrebbe limitato il danno penalisticamente rilevante.

In realtà, va escluso il requisito della spontaneità considerato che l’imputato era stato invitato a portarsi al Comando entro cinque giorni ed in caso di mancata ottemperanza avrebbe violato l’art 650 cp, dovendo subire, quindi, un nuovo procedimento per inosservanza dei provvedimenti dell’autorità.

In conclusione, il principio da applicarsi è che per poter invocare  la circostanza attenuante del ravvedimento operoso, di natura soggettiva, è necessario che la condotta resipiscente, posta in essere dopo la consumazione del reato, ma prima del giudizio, per elidere o attenuare le conseguenze dannose o pericolose del reato, sia spontanea e determinata da motivi interni, senza pressioni o costrizioni e non influenzata da fattori quali l’arresto e lo stato di detenzione (o che, come nel caso in esame, che fosse richiesto di presentarsi presso la Polizia Giudiziaria).

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