Tar Piemonte, Torino, 16/09/2014, n. 1470.

La giurisprudenza amministrativa ha più volte osservato che una struttura che alteri permanentemente lo stato dei luoghi, pur precaria, sia equiparata a qualsiasi altro manufatto che in modo non irrilevante e non meramente occasionale, soddisfi esigenze costanti nel tempo, e ciò anche se il capannone non sia infisso al suolo ma semplicemente aderente allo stesso, a prescindere dai materiali usati e dalle tecniche costruttive.

L’eccezione è ammissibile solo se il modesto impatto urbanistico e la natura stessa della costruzione rendano, di fatto, precaria la struttura, in modo che il ripristino dello stato dei luoghi possa essere di facile realizzazione.

Ma cosa succede se la struttura è sì precaria, ma l’utilizzo si protrae nel tempo, costituendo, di fatto, un manufatto utilizzabile non più per esigenze momentanee ?

 

La decisione del collegio piemontese, ribadisce che la “precarietà” dell’opera, che esonera dall’obbligo del possesso del permesso di costruire, postula un uso specifico e temporalmente limitato del bene e non la sua stagionalità la quale non esclude la destinazione del manufatto al soddisfacimento di esigenze non eccezionali e contingenti, ma permanenti nel tempo.

In realtà, pur in presenza dei richiamati requisiti della precarietà, non può dubitarsi che la “casa mobile”, pur strutturalmente precaria (in quanto avente astrattamente la caratteristica della “mobilità”), possa essere adibita ad un uso abitativo permanente nel tempo.

Di conseguenza, pertanto, si ha un’ulteriore conferma della stabilità dell’opera nel caso in cui il “parcheggio” della casa mobile continua ad essere tale, può ben dirsi essere continuativamente e permanentemente utilizzata a fini abitativi.

Conclude, correttamente, il Tar Piemonte che non sono, pertanto, rinvenibili le caratteristiche di precarietà che, ai sensi dell’art. 3, comma 1, lett. e.5, del TUED, consentirebbero la sua installazione senza il permesso di costruire.

Michele Orlando

 

P.A.sSIAMO

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