La sensibilità animalista che, in questi anni, ha respinto ai margini l’attività circense con animali, ha subito, con la sentenza epigrafata, una dura lezione di diritto. Senza esprimere alcuna posizione preferenziale nella battaglia tra chi ritiene il “circo” debba operare senza avere animali a seguito e chi, al contrario, ritenga connaturata alla stessa nozione di “circo”, l’esibizione degli animali, si rassegna la sentenza allegata.

In questo caso, i giudici hanno affermato che: “quanto alla questione controversa si rileva che in nessuna parte della legge o in altre normative vigenti è stabilito alcun divieto d’impiego, in detti spettacoli, di animali appartenenti a diverse specie con conseguente palese contrasto del regolamento impugnato con la disciplina nazionale in materia di spettacoli circensi.

 

Con riferimento al potere dell’Ente locale di disciplinare e vigilare nell’esercizio dei suoi poteri di polizia veterinaria, sulle condizioni d’igiene e di sicurezza pubblica in cui si svolge l’attività circense e su eventuali maltrattamenti di animali, condotte peraltro penalmente sanzionate, non esiste, in contrasto, una norma legislativa che attribuisca il potere di fissare in via preventiva e generalizzata il divieto assoluto di uso di numerose e diverse specie di animali negli spettacoli suindicati”.

Motivazione snella, trattazione –secondo alcuni- superficiale; seconda altri efficace.

Resta la circostanza che, per adesso, il TAR pare privilegiare l’esercizio dell’attività circense nella maniera più estesa della relativa nozione; d’altro canto, l’art. 1 della L. n. 337/1868  riconosce espressamente la funzione sociale dei circhi equestri e ne sostiene il consolidamento e lo sviluppo, stabilendo, inoltre (al successivo art. 9) l’obbligo per le amministrazioni comunali di individuare adeguati spazi, nell’ambito dei loro territori, per l’installazione degli impianti per l’esibizione degli spettacolo circensi.

Pino Napolitano

 

P.A.sSiamo

 

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