L’ANCI con una nota ha espresso il proprio parere in merito all’applicabilità della disciplina della SCIA  per l’ esercizio dell’attività funebre, per la quale la legislazione regionale richiede l’autorizzazione del comune ove la ditta abbia la propria sede. 

 

 La nota richiamando l’art. 19 della legge 241/90 ed un  parere del ministero dello sviluppo economico in tema di pubblici esercizi, sottolinea  come il presupposto giuridico per l’utilizzo della SCIA dell’articolo 19 sia appunto costituito dalla mancanza di una discrezionalità dell’atto autorizzativo essendo il rilascio basato su semplice accertamento dei requisiti di legge esclusa ogni altra valutazione di ordine tecnico discrezionale autonomo;  l’applicazione della semplificazione  anche alle autorizzazioni previste da leggi regionali è stato già affrontato dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 164 del 20/06/2012 che  precisa  “In base all’art. 49, comma 4-ter, del d.l. n. 78 del 2010, convertito in legge n. 122/2010, la disciplina della SCIA costituisce livello essenziale delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali ai sensi dell’art. 117, secondo comma, lettera m), Cost;  l’affidamento in via esclusiva alla competenza legislativa statale della determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni è prevista in relazione ai «diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale». Esso, dunque, si collega al fondamentale principio di uguaglianza di cui all’art. 3 Cost.

In virtù  della sentenza della Core Costituzionale è bene  considerare l’autorizzazione di attività funebre sostituibile dalla SCIA secondo il disposto dell’articolo 19 della legge n° 241/1990  fermo restando gli accertamenti  e i controlli conseguenti per la verifica del possesso dei requisiti previsti

dalla Legge regionale.

P.A.sSiamo

  

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