AUGURI A MICHELE PEZZULLO: il Comandante che sapeva sgridare le Guardie!

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AUGURI A MICHELE PEZZULLO: il Comandante che sapeva sgridare le Guardie!

C’era una volta un “Comandante”.

I suoi modi burberi e schietti erano tipici delle persone di carattere, formatesi, in quel ruolo, durante i difficili anni ottanta del secolo scorso, alla guida del Corpo di Polizia Municipale di una città della periferia a nord di Napoli che galleggiava tra il disastro della ricostruzione post terremoto ed i quotidiani bollettini della guerra di camorra, che imperversava tra cutoliani e nuova famiglia.

Il punto dopo “Comandante”, non sta (come nell’ode manzoniana a margine del noto “Ei fu”.) a significare che questo “Comandante” sia mancato all’affetto dei propri cari; al contrario, scoppia di salute e oggi festeggia il suo settantesimo compleanno (alla faccia di chi gli vuole male e falso bene!)

Nella ricorrenza del settantesimo genetliaco di Michele Pezzullo, non possiamo fare a meno di dire che questi non ha solo svolto il lavoro di “Comandate della Polizia Municipale”, ma è tout court, “Comandante”, per il piglio (“il lupo ancora se ne ricorderà, se è vivo”) e per l’immagine che ancora promana di questa essenza, anche dopo non pochi anni dalla meritata pensione.

A fine anni novanta, quando in via del tutto incidentale –men che trentenne- inciampai anche io nel lavoro di “Comandante di Polizia Municipale”, ero certo che si sarebbe trattato di una transizione breve… giusto il tempo di capire dove altro volgere lo sguardo per trovare il futuro professionale coerente con le mie ambizioni. Ricordo ancora quando, con l’altrettanto giovane Stefano Guarino, ci guardavamo intorno piuttosto attoniti, nel contesto generale di deprimente sottocultura etica e professionali che si respirava nella Polizia Municipale campana. Un po’ per volta avemmo però l’occasione di conoscere alcune persone di grande spessore (mi sovviene qui Arturo Russo, ma anche altri che non cito solo per non dilungarmi oltre misura) e di inattesa freschezza che ci instillarono la voglia di continuare a fare quel lavoro. In quel tempo Michele Pezzullo era men che cinquantenne ed aveva avuto il coraggio di tirare un calcione a tutte le sicurezze del “posto fisso” (insieme che alle terga di un sindaco indegno), per mettersi sul mercato degli incarichi a tempo determinato; questo accompagnato dalla competenza in materia di “polizia amministrativa” e “legislazione commerciale”.

Diventammo inspiegabilmente amici (con 21 anni di differenza). In questi lunghi anni le abbiamo viste veramente di tutti i colori e nulla rimpiangiamo: l’associazionismo di categoria, prima tra indigeni campani, poi con l’aggiunta del sibilante genio sregolato di Francesco Delvino; le scorribande in Parlamento, come consulenti della legge di conversione del Decreto che introdusse la patente a punti; le partite a bigliardino, le risate, gli amori nati sotto il suo inconsapevole apporto “galeotto”; lo studio sempre diligente delle materie care; la perentorietà scanzonata ma ferma degli ordini impartiti al personale riottoso; le sgridate e le risate; l’accompagnamento di tutte le esperienze RIPAM; Ancupm, Marcopolo e PAsSiamo, come semplice occasione di aggregazione amicale, anche perché persone come Michele mai hanno avuto bisogno di un’associazione per essere riconosciuti, mentre è vero il contrario.

A Michele Pezzullo vogliamo bene, nonostante sia così com’è… autocratico non aristocratico, geloso del suo sapere ma generoso nel condividerlo, burbero ma buono, da sempre per noi anziano, ma alla pari con il più giovane tra noi, nello scherzo e nel gioco.

Dato che non ci porterà a cena per questo suo compleanno (l’invito non è arrivato), noi –come da manuale- il regalo non glielo facciamo ed avevamo deciso di canzonarlo; ma il bene va oltre lo scherzo e proprio non ce la facciamo. Così, ci divertiamo molto (ed in questo plurale ci sono con me gli altri soci P.A.sSiamo che più o meno dagli stessi che riguardano me, subiscono le angheria di questo Grande Vecchio) a rendere pubblico il bene che gli vogliamo.

Un epitaffio in vita ad “uno che ci sotterrerà tutti … così privandoci della soddisfazione di scrivere l’iscrizione per la lapide per la sua tomba”.

Questa, oltre che una certezza, ci pare il miglior augurio che possiamo fare a questo vecchietto, imperituramente giovane; tra venti anni ancora… seguiranno nuovi auguri :-).

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