Accertamento complesso ed art. 14 della L.689/1981

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La Suprema Corte fa proprio e conferma il principio della complessità dell’accertamento. Cass. civ. Sez. II, Sent., 18-09-2020, n. 19512, conferma che “In tema di sanzioni amministrative, qualora non sia avvenuta la contestazione immediata della violazione il momento dell’accertamento – in relazione al quale collocare il dies a quo del termine previsto dall’art. 14, comma 2, L. n. 689 del 1981, per la notifica degli estremi di tale violazione – non coincide con quello in cui viene acquisito il fatto nella sua materialità da parte dell’autorità cui è stato trasmesso il rapporto, ma va individuato nel momento in cui detta autorità abbia acquisito e valutato tutti i dati indispensabili ai fini della verifica dell’esistenza della violazione segnalata, ovvero in quello in cui il tempo decorso non risulti ulteriormente giustificato dalla necessità di tale acquisizione e valutazione”.

Leggiamo, tuttavia, nel dettaglio, di cosa parla la Cassazione, senza correre con troppa fretta alla scorciatoia che si desume dalla massima.

“I precedenti citati dalla sentenza impugnata (Cass., Sez. Un., 30 settembre 2009, n. 20929; 30 giugno 2016, n. 13433) hanno riguardo al termine per la conclusione del procedimento, mentre, per la contestazione degli addebiti, questa Corte ritiene applicabile, in via generale, la L. 24 novembre 1981, n. 689, art. 14, u.c. che prevede l’estinzione dell’obbligazione, in caso di mancata notifica nel termine prescritto. Sul punto, con estrema chiarezza si è espressa Cass. 18 aprile 2018, n. 9517, la quale ha osservato che, a parte l’indicazione dell’art. 14 cit., che prescrive un termine perentorio per la contestazione differita e a parte l’esigenza di rispettare effettivamente il principio del contraddittorio nel corso del procedimento amministrativo che conduce all’irrogazione della sanzione, non sussiste alcuna altra disposizione cogente in ordine al rispetto di termini endoprocedimentali desumibile dalla L. n. 689 del 1981, salvo il regime prescrizionale stabilito nell’art. 28 della stessa legge. La formulazione finale del provvedimento sanzionatorio, una volta rispettati i termini per la contestazione formale, non è assoggettata dalla lex generalis, ossia dalla L. n. 689 del 1981, ad alcuno sbarramento temporale decadenziale, salva la prevalenza di leggi speciali di pari grado. Ora, in difetto di norme speciali, si applica la L. n. 689 del 1981, art. 14 che, al comma 4, richiama, per la forma della notificazione le disposizioni previste dalle leggi vigenti. Ma appunto, nella notificazione a mezzo del servizio postale, l’attestazione sull’avviso di ricevimento con la quale l’agente postale dichiara di avere eseguito la notificazione, ai sensi della L. n. 890 del 1982, art. 8 fa fede fino a querela di falso. Ne discende che, da un lato, l’avviso di ricevimento, a condizione che sia sottoscritto dall’agente postale, per le attività che risultano in esso compiute, gode di forza certificatoria fino a querela di falso e, dall’altro, che il destinatario di un avviso di ricevimento che affermi di non avere mai ricevuto l’atto e, in particolare, di non aver mai apposto la propria firma sullo stesso avviso, ha l’onere, se intende contestare l’avvenuta esecuzione della notificazione, di impugnare l’avviso di ricevimento a mezzo di querela di falso (Cass. 3 settembre 2019, n. 22058). Nel caso di specie, risulta che, nelle conclusioni dell’atto di opposizione, il C. abbia proposto querela di falso. Tuttavia, quest’ultimo, a fronte della valutazione di irrilevanza espressa dal giudice di merito, ai sensi dell’art. 222 c.p.p., non ha proposto alcuna impugnazione specifica, al punto che non ha neppure menzionato la proposizione della querela, limitandosi ad affermare di avere disconosciuto la sottoscrizione. Ne discende che, consolidatasi la valutazione di inammissibilità della querela, il terzo e il quarto motivo non risultano sorretti da alcun giuridico interesse ad impugnare.

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