In una serata dell’ottobre del 2012, i Carabinieri  notavano un giovane a bordo di un ciclomotore di colore nero che, alla loro vista, tentava di fuggire. Questi comunque veniva bloccato ed identificato. Alla richiesta di esibizione di documenti, lo stesso non forniva né quelli di guida, né il libretto di circolazione e nemmeno l’assicurazione. “Da un primo sommario controllo, emergeva che la targa (…) era abbinata ad un numero di telaio differente rispetto a quello rilevato sul ciclomotore e cioè (…); che il numero 1 apposto sul telaio tra le cifre 5 e 6 non risultava in asse rispetto agli altri numeri in quanto “risulta stampigliato più in basso”. In ragione di tanto, il mezzo veniva sottoposto a sequestro”. A seguito di un controllo più accurato risultava che era stato rubato pochi giorni prima e che quindi il numero di telaio risultava alterato.

Il Tribunale di Bari (Sez. II), con sentenza del 19-01-2016, ha condannato il prevenuto alla reclusione per un anno e tre mesi, oltre a pena pecuniaria e spese, in relazione al reato di cui all’articolo 648 bis cp (Riciclaggio) ritenendo che: “Va al riguardo rilevato che la sostituzione della targa di un’autovettura -che costituisce il più significativo, immediato ed utile dato di collegamento della “res” con il proprietario che ne è stato spogliato-, deve ritenersi operazione tesa ad ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa della cosa ed integra, pertanto, il reato di riciclaggio di cui all’art. 648 bis cod. pen. (come modificato dall’art. 4 L. 9 agosto 1993, n. 328); con tale disposizione, infatti, il legislatore ha voluto reprimere sia le attività che si esplicano sul bene trasformandolo o modificandolo parzialmente, sia quelle altre che, senza incidere sulla cosa ovvero senza alterarne i dati esteriori, sono comunque di ostacolo per la ricerca della sua provenienza delittuosa (cf. Cass Sez 2, 4 giugno 2015 n. 23745)”.

La narrativa di fatto -probabilmente recando errore materiale- argomenta della contestazione del reato di cui all’articolo 116 comma 13  del codice della strada….  Forse si trattava del reato di cui al comma 14 dell’articolo 100, visto il fatto, ma comunque ciò incide relativamente.

Quello che si evince è che, sebbene sia comprensibile l’atteggiamento volto a punire la fattispecie più grave (e che in sentenza si legga anche il richiamo all’articolo 81 cp), nessuna contestazione è stata mossa, per la fattispecie sanzionata in via amministrativa dell’articolo 74 C.d.S. relativa all’alterazione del numero di telaio.

Cosa dire? Forse i carabinieri ed i giudici avranno ragionato secondo l’antico adagio “nel più ci sta il meno”; in questo modo la dimenticanza di una sanzione amministrativa da contestare sparisce nella più estesa fattispecie penalmente rilevante (fatto compatibile ma che, sarebbe dovuto emergere dalla sentenza).

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Informazioni sull'autore

Pino Napolitano

Avvocato, dirigente comunale, Dottore di ricerca e specializzato in Diritto Amministrativo.

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