Vizio conclamato del verbale, pagamento, preclusione ed inesistenza dell’indebito.

Molto interessante la pronuncia del Tribunale di Milano (Sez. I, Sent., 08-01-2020) che –nell’intervenire in sede di appello avverso il rigetto di una specifica azione civilistica di ripetizione del presunto indebito, ha rimarcato come il soggetto sanzionato, se vuol difendersi contro un verbale illegittimo, deve usare i mezzi tipici previsti dal giudizio di opposizione.

 

“La presente controversia, infatti, deve essere necessariamente coordinata con la peculiare disciplina in materia di sanzioni amministrative, che prevede specifici e unici rimedi per contestare qualunque vizio della pretesa sanzionatoria dell’amministrazione. Nel caso di sanzioni previste dal codice della strada gli strumenti di opposizione sono quelli previsti dagli artt. 203 c.d.s. o 7 D. L.vo D.Lgs. n. 150 del 2011. Come chiarito anche da ultimo dalla Suprema Corte il rimedio tipico per far valere qualunque vizio del verbale di accertamento va individuato nell’opposizione al verbale: “se il procedimento è viziato per omessa, invalida, o tardiva notificazione del verbale di accertamento, il rimedio sarà appunto quello dell’opposizione a questo verbale ai sensi del D. L.vo D.Lgs. n. 150 del 2011 l’art. 7” (Cass. ss.uu. 22080/17). Nel caso di specie non vi è dubbio che F.R.B. al momento della ricezione del verbale di contestazione avrebbe certamente potuto contestare il verbale in ogni punto, anche evidentemente nella dicitura riportata dall’amministrazione quanto al momento di decorrenza del termine per la notifica. Non può essere condivisa la prospettazione dell’appellante che ha affermato di essere stata sostanzialmente tratta in errore da tale dicitura, posto che la medesima era tenuta a conoscere le norme di legge applicate dall’amministrazione ed eventualmente a contestare interpretazioni ritenute scorrette. In tale contesto e vista la evidente possibilità per F.R.B. di far valere le proprie ragioni nei tempi e nei modi previsti, va escluso che la stessa possa ora far ricorso all’azione di indebito oggettivo, né tanto meno a quella risarcitoria al fine di vedersi restituire la somma a suo tempo versata in pagamento di sanzione comminata per la violazione dell’art. 142 c.d.s. L’appello va dunque respinto. Alla soccombenza segue la condanna di F.R.B. al rimborso delle spese del giudizio d’appello sostenute da controparte, liquidate come in dispositivo”.

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Pino Napolitano

Avvocato, dirigente comunale, Dottore di ricerca e specializzato in Diritto Amministrativo.

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