Targa di prova e conflitti ministeriali.

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Targa di prova e conflitti ministeriali.

LA GIURISPRUDENZA RECENTE SULLA TARGA DI PROVA

Un veicolo già targato, anche se circola per esigenze di prova, a scopo dimostrativo o per collaudo, non può esibire la targa di prova, la quale deve essere applicata unicamente su veicoli privi di carta di circolazione. Difatti, se la targa di prova presuppone l’autorizzazione ministeriale, e se quest’ultima può essere concessa solo per i veicoli privi di carta di circolazione, ne consegue che l’apposizione della targa di prova sui veicoli già targati è una prassi che non trova riscontro nella disciplina di settore. Di talchè dei danni derivanti dalla circolazione del veicolo già targato, che circoli con targa prova, deve rispondere – ove ne ricorrono i presupposti – solo l’assicuratore del veicolo e non l’assicuratore della targa di prova (Cass. civ. Sez. III, 25/08/2020, n. 17665). In definitiva, la targa prova costituisce una deroga e, sostanzialmente “sana”, la mancanza di carta di circolazione e, quindi, di immatricolazione, ma non “sana”, nè la mancanza di revisione (Cass. Sez. 2, n. 16310 del 04/08/2016), nè l’uso per competizioni sportive al di fuori dell’ambito in cui tale circolazione è consentita (Cass. Sez. 2, n. 10868 del 07/05/2018). In entrambi i casi, il presupposto è che non ci sia la carta di circolazione.

LA PRASSI RECENTE SULLA TARGA DI PROVA

La tematica è stata recentemente oggetto di una  nota del Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell’Interno (Prot. n. 300/A/4341/18/105/20/3) del 30 maggio 2018, in risposta a quesiti posti da Prefetture e Associazioni di categoria, con cui si chiedeva se fosse possibile utilizzare una targa prova su veicoli già immatricolati, da concessionarie d’auto o meccanici per esigenze di prova tecnica o legate alla vendita. Con un primo parere del 30 marzo 2018, il Ministero dell’Interno, esaminando la richiesta della Prefettura di Arezzo, riguardo alla possibilità di utilizzare la targa prova su veicoli immatricolati e, quindi targati, ma sprovvisti di copertura assicurativa per la responsabilità civile, ha desunto da alcune pronunzie della Corte di legittimità il principio secondo cui la circolazione in prova può avvenire, nei limiti e per i casi previsti dalla legge, “con veicoli non ancora immatricolati e, pertanto, privi di carta di circolazione, in deroga al disposto degli artt. 93, 110 e 114 C.d.S.”. Poichè il D.P.R. n. 474 del 2001 aveva ridisegnato la disciplina del rilascio della targa prova con l’obbligo di munire di carta di circolazione i veicoli che circolano su strada per prove tecniche e dimostrative, la finalità dell’istituto – secondo il Ministero- era quella di consentire a tali veicoli di circolare, ma solo per le specifiche esigenze indicate dalla norma, senza necessariamente essere immatricolati. La circostanza che tra i soggetti che potevano richiedere l’autorizzazione alla circolazione di prova erano inclusi anche gli esercenti di officine di riparazione e di trasformazione, secondo la nota in oggetto, non implicava affatto che il titolo autorizzativo in esame potesse anche servire per la circolazione di veicoli immatricolati, ma non revisionati, privi di assicurazione RCA. Si faceva il caso di un veicolo commerciale nuovo, il cui allestimento venga modificato prima dell’immatricolazione, con la necessità per l’officina di provare su strada il veicolo durante i lavori di allestimento. Aggiunge il Ministero che, secondo la giurisprudenza di legittimità, un veicolo non sottoposto alla prescritta revisione, non può circolare, anche se dotato di targa prova (richiamando Cass. n. 26074 del 20 novembre 2013). Principio che sarà ribadito negli stessi termini da Cass. n. 16310 del 2016. Da tale ultima pronunzia il Direttore generale del dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno desumeva che la circolazione in prova “può avvenire, per le specifiche modalità e ad opera dei soggetti indicati nel D.P.R. n…. con veicoli non ancora immatricolati e, pertanto, privi di carta di circolazione”. Tre mesi dopo tale netta presa di posizione, con nota del 30 maggio 2018, il Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell’Interno, rilevava che la prassi di utilizzare la targa prova su veicoli immatricolati non corrispondeva alle finalità del dettato normativo che “secondo la previsione dell’art. 98 C.d.S., come modificato ed integrato dal D.P.R. n. 474 del 2001, doveva essere solo quella di consentire la circolazione di prova a veicoli non immatricolati, sprovvisti, perciò, di una propria targa di riconoscimento e di documenti di circolazione”. Evidenziava, però, la complessità della questione e la diversa posizione del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti. Tale ente, infatti, con precedente “nota prot. 4699/M363 del 4.2.2004, si era mostrato possibilista nel riconoscere l’utilizzabilità della targa prova anche su veicoli immatricolati”. Nella stessa nota del maggio 2018, il Ministero dell’Interno faceva presente che “la questione era stata, perciò, oggetto di analisi congiunta tra i due Dicasteri interessati ed ha trovato un costruttivo confronto nell’ambito del tavolo tecnico istituito presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in cui si è convenuta la necessità di sottoporre la problematica al parere del Consiglio di Stato per valutare la legittimità della prassi sopraindicata”. Parere che, nelle more, non è intervenuto.

CONCLUSIONE

La giurisprudenza è ondivaga e fondata più su questioni assicurative che su temi codicistici stradali; i ministeri fanno a “capate”…. Non ci resta che aspettare il responso del Consiglio di Stato.

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