In un articolato contenzioso tra una società operante nel settore pubblicitario e l’ANAS, incardinato nel 2012 e sfociato in sentenza pochi giorni fa, viene nuovamente in rilievo il tema del potere autorizzatorio dell’Ente proprietario della strada e degli effetti dell’eventuale inutile decorso del termine per concludere il procedimento con provvedimento espresso.

Il TAR Campania ritiene di non doversi discostare dal consolidato orientamento giurisprudenziale secondo cui il termine per la definizione delle domande di installazione di cartelli pubblicitari, previsto dall’art. 53, comma 5, del D.P.R. n. 495 del 1992 non riveste carattere perentorio, non risultando espressamente qualificato dalla norma come tale, e secondo cui il decorso del termine medesimo non comporta il formarsi del silenzio assenso sulle predette domande (cfr. Cass. civ., sez. II, 27 novembre 2006, n. 25165; 1 marzo 2007, n. 4869; 10 giugno 2010, n. 13985; TAR Umbria, Perugia, 3 febbraio 2010, n. 50). “A quest’ultimo riguardo, occorre, in particolare, rimarcare che l’istituto del silenzio assenso, contemplato dall’art. 20 della L. n. 241 del 1990 come regola generale nei procedimenti ad istanza di parte per l’adozione di provvedimenti amministrativi, non ha portata illimitata, ma include deroghe per atti e procedimenti indicati dal comma 4 dello stesso articolo, tra i quali figurano specificamente quelli inerenti alla pubblica sicurezza e all’incolumità pubblica. Ebbene, a tale ambito derogatorio è senz’altro annoverabile il procedimento controverso, tenuto conto che l’art. 23 del D.Lgs. n. 285 del 1992 espressamente stabilisce, per ragioni attinenti alla sicurezza della circolazione, che i cartelli pubblicitari, in ogni caso, non possono essere apposti lungo le strade senza la dovuta autorizzazione”.

Nulla di nuovo, nella pronuncia del TAR Campania (Napoli Sez. VIII, Sent., 18-06-2014, n. 3414) in quanto –in ragione della data di incardinamento del giudizio- ancora non era ventilabile un’azione tesa a riconoscere il danno da ritardo o l’indennizzo per mero decorso del termine.

 

Cosa accadrà, quando ai condivisibili principi patrocinati dalla giurisprudenza amministrativa menzionata, si aggiungerà la domanda di indennizzo?

 

Valga come promemoria al fine di rendere palese a tutti che è assolutamente necessario rispettare i termini del procedimento:

 

Decreto “fare” n°69/2013 (convertito con Legge 9 agosto 2013, n. 98).

“In caso di inosservanza del termine di conclusione del procedimento amministrativo iniziato ad istanza di parte, per il quale sussiste l’obbligo di pronunziarsi, si corrisponde all’interessato, a titolo di indennizzo per il mero ritardo, una somma pari a 30 euro per ogni giorno di ritardo con decorrenza dalla data di scadenza del termine del procedimento, comunque complessivamente non superiore a 2.000 euro.

Al fine di ottenere l’indennizzo, l’istante e’ tenuto ad azionare il potere sostitutivo previsto dall’art. 2, comma 9-bis, della legge n. 241 del 1990 nel termine decadenziale di  venti giorni dalla scadenza del termine di conclusione del procedimento. I soggetti di cui all’articolo 1, comma 1-ter, della medesima legge individuano a tal fine il responsabile del potere sostitutivo.

Le disposizioni si applicano, in via sperimentale e dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, ai procedimenti amministrativi relativi all’avvio e all’esercizio dell’attivita’ di impresa iniziati successivamente al detta data di entrata in vigore”.

Pino Napolitano

P.A.sSiamo

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