Si perde anche quando si dovrebbe vincere, se non ci si costituisce in giudizio.

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“In tema di violazioni amministrative, la mancata indicazione nel verbale di accertamento della violazione notificato al trasgressore, della sanzione edittale da corrispondere non è di per sè causa di nullità della contestazione, non esistendo una previsione che ne impone la comunicazione al trasgressore e non risultandone menomato il diritto di difesa di questi, a condizione che nel verbale siano correttamente indicati non tanto il precetto violato quanto, soprattutto, la condotta materiale che ne integra la violazione” (ex multis, Cassazione 15.11.2011, n. 23860 e Cassazione 23.01.2007, n. 1412).

Quel che conta, nell’accertamento dell’illecito, resta quindi “il fatto”.

Il Tribunale Modena, con Sentenza del 17-11-2021 quindi pareva pronto a rigettare il ricorso, anche perché la seconda doglianza, relativa alla presunta carenza di colpevolezza pure veniva esaminata alla luce della giurisprudenza della Suprema Corte (“l’esimente della buona fede, intesa come errore sulla liceità del fatto, rileva come causa di esclusione della responsabilità amministrativa appunto quando risulti che il trasgressore non sia stato negligente o imprudente, ossia che abbia fatto tutto quanto possibile per osservare la Legge, onde nessun rimprovero possa essergli mosso (ex multis, Cassazione Civile, Sezione I, 12.05.2006, n. 11012; Cassazione Civile, Sezione II, 11.06.2007, n. 13610 e Cassazione Civile, Sezione II, 09.12.2013, n. 27432)”).

La vicenda tuttavia si conclude con l’annullamento del provvedimento ingiuntivo, perché l’Amministrazione opposta non si è costituita in giudizio.

Da qui un accoglimento di ricorso solo per questi motivi:

anche per quanto asserito da autorevole giurisprudenza, in base alla quale “Nel procedimento di opposizione al provvedimento irrogativo di una sanzione amministrativa pecuniaria, l’Amministrazione pur essendo formalmente convenuta in giudizio, assume sostanzialmente la veste di attrice; spetta quindi ad essa ai sensi dell’art. 2697 c.c. fornire la prova dell’esistenza degli elementi di fatto integranti la violazione contestata e della loro riferibilità all’intimato, mentre compete all’opponente, che assume formalmente la veste di convenuto, la prova dei fatti impeditivi od estintivi” (ex plurimis, Cassazione, Sezione I, 07.03.2007), essendosi, in tali casi, infatti, voluto introdurre un correttivo a favore del privato cittadino disponendo che il Giudice debba accogliere l’opposizione quando non si siano raggiunte prove sufficienti della responsabilità dell’opponente, evidenti ragioni di civiltà giuridica impongono di affermare, anche alla stregua della relazione ministeriale sul punto, il principio secondo il quale può essere assoggettato ad una sanzione amministrativa solo colui di cui sia pienamente provata, al di là di ogni ragionevole dubbio, la responsabilità per la violazione sanzionata. Ebbene, si ritiene che nel caso di specie siano stati dimostrati e provati dai ricorrenti la sussistenza di fatti impeditivi ed estintivi della pretesa e che, invece, essendo rimasta contumace, la Regione Emilia-Romagna non abbia assolto all’onere della prova su di lei incombente in ordine alla dimostrazione dei fatti costitutivi posti a fondamento della propria pretesa creditoria. Le spese di lite seguono la soccombenza”.

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