Il servizio pubblico di trasporto dei disabili viene erogato nei limiti delle disponibilità finanziarie dell’ente locale, così come espressamente stabilito dall’art. 26, secondo comma, della legge n. 104 del 1992, ai cui sensi i Comuni assicurano “nell’ambito delle proprie ordinarie risorse di bilancio” modalità di trasporto individuali per le persone disabili che non sono in grado di servirsi autonomamente dei mezzi pubblici.

E’ quanto ha stabilito il TAR Piemonte, con la sentenza 29 agosto 2014 n. 1456.

Nel caso di specie, alcune associazioni che assistono e
e tutelano le persone disabili e promuovono la loro integrazione nel territorio comunale hanno presentato ricorso censurando , in particolare, le modifiche agli artt. 2 e 3 del regolamento del Comune di Torino avente ad oggetto il servizio di trasporto destinato a persone assolutamente impedite all’accesso ed alla salita sui mezzi pubblici di trasporto, laddove:

– circoscrivono il diritto alla fruizione delle prestazioni sostitutive del trasporto pubblico locale (minibus e buoni taxi) ai soli cittadini che non beneficino dell’autorizzazione alla sosta riservata nei pressi dell’abitazione, ai sensi dell’art. 381 del D.P.R. n. 495 del 1992;
– determinano un aggravio tariffario a carico degli utenti disabili, in relazione al valore aggiornato del buono taxi ed alle fasce di reddito (da calcolarsi sulla base dell’indicatore ISE), ai fini della contribuzione individuale al servizio.

In merito a tale argomento, il TAR rammenta che la giurisprudenza ha affermato, in termini sintetici ma sostanzialmente condivisibili, che in capo al soggetto disabile è configurabile un interesse legittimo e non un diritto soggettivo pieno all’ottenimento dei benefici, “atteso che, come si evince dalla citata legge 5 febbraio 1994 n. 104, art. 26 – comma 2, la rivendicata provvidenza viene concessa sulla base di una compatibilità con le risorse di bilancio, da valutarsi discrezionalmente dalla pubblica amministrazione”.

Quindi, in conclusione, le modifiche regolamentari approvate dal Comune di Torino sono espressione dell’ampia discrezionalità attribuita dalla legge agli enti locali per l’organizzazione del servizio e la disciplina dei requisiti soggettivi e reddituali di accesso, non risultano manifestamente irragionevoli o discriminatorie e, pertanto, restano immuni dalle censure dedotte dalle associazioni ricorrenti.

 

di Marco Massavelli


P.A.sSiamo

 

Condividi.

Informazioni sull'autore

Invia una risposta