Quante volte capita agli operatori di polizia municipale di intervenire in locali di somministrazione di alimenti e bevande perché i condomini lamentano provenire odori nauseabondi e insopportabili? Tantissime volte…soprattutto nei periodi estivi, quando, per combattere il caldo che impedisce di prendere sonno la sera, si tengono finestre e balconi aperti…..facendo entrare in casa ogni tipo di “puzza” proveniente dai locali che stanno proprio sotto casa…

E per consentire un efficace intervento, ecco la Corte di Cassazione, che, con la sentenza 1 luglio 2015, n 27562, bacchetta il titolare di un bar pizzeria.

Tale soggetto era stato denunciato, e condannato, per il reato previsto dall’articolo 674, codice penale, nonché al risarcimento dei danni in favore della parte civile, perché, appunto, nell’esercizio dell’attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande, aveva provocato l’emissione nell’atmosfera di fumi e vapori nauseabondi, al punto da determinare disagio in tutti i condomini dello stabile, che erano costretti a tenere le finestre chiuse. L’intollerabilità dei fumi e degli odori, tali da creare molestia, era stata constatata direttamente anche dagli agenti della Polizia Municipale, uno dei quali, nel corso del sopralluogo veniva, addirittura, colto da un attacco di nausea

Da tutti gli accertamenti disposti successivamente dall’Arpa era emerso il buon funzionamento delle attrezzature poste in essere per la riduzione e prevenzione degli odori e dei fumi (impianto di areazione e deodorizzazione dei fumi prodotti); e, inoltre,


l’attività di ristorazione ricade, ai sensi dell’articolo 272 decreto legislativo, 152/06, nell’elenco delle attività in deroga che non necessitano di autorizzazione.

Secondo la giurisprudenza della Corte di Cassazione l’illegittima emissione di gas, vapori, fumi, connessa all’esercizio di attività economiche e legata al ciclo produttivo si configura come reato permanente, non potendosi ravvisare la commissione di distinti reati per ogni singola emissione: la contravvenzione prevista e punita dall’articolo 674, codice penale, quando abbia per oggetto l’illegittima emissione di gas, vapori, fumi atti ad offendere o imbrattare o molestare le persone, connessa all’esercizio di attività economiche e legata al ciclo produttivo, assume, infatti, il carattere della permanenza, non potendosi ravvisare la consumazione di definiti episodi in ogni singola emissione di durata temporale non sempre individuabile.

Per quanto riguarda il limite della normale tollerabilità, per il reato di cui all’articolo 674, codice penale, l’evento dì molestia provocato dalle emissioni di gas, fumi o vapori è apprezzabile a prescindere dal superamento di eventuali limiti previsti dalla legge, essendo sufficiente il superamento del limite della normale tollerabilità ex articolo 844, codice civile (Cass. Sez. 3 n. 34896 del 14.7.2011; e più di recente Cass. Sez. 3 n.37037 in tema di “immissioni olfattive”). E’ comunque necessario che venga accertato, in modo rigoroso, il limite in questione-

di Marco Massavelli

 

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