Non risponde del reato di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone il gestore di esercizio di somministrazione di alimenti e bevande che abbia esercitato correttamente i poteri di controllo e, ciononostante, non sia riuscito ad impedire gli schiamazzi avvenuti all’esterno del suo locale

 

Art. 659, codice penale
Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone.

Chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici, è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a euro 309.

Si applica l’ammenda da euro 103 a euro 516 a chi esercita una professione o un mestiere rumoroso contro le disposizioni della legge o le prescrizioni dell’autorità.

I titolari del locale erano indagati per il reato di cui all’art. 659 c.p. per avere, tenuto all’interno dei locali gli impianti di riproduzione della musica ad alto volume e le porte di accesso aperte, nonché tollerato che i clienti si spostassero nella zona antistante l’esercizio pubblico e lì si trattenessero a consumare bevande, facendo schiamazzi, urla e risate fragorose, disturbando in orario notturno il riposo delle persone abitanti nella zona.

La Corte di Cassazione Penale, con la sentenza 5 settembre 2014, n. 37196, però, precisa che nella

fattispecie in esame non è in discussione che gli schiamazzi, le urla e le risate dei soggetti che stazionavano all’esterno degli esercizi pubblici, fossero tali da disturbare, in orario notturno, il riposo degli abitanti nella zona e quindi ad offendere la “quiete pubblica”.

La particolarità della fattispecie è però rappresentata dal fatto che il fumus del reato di cui all’art.659 c.p. non è stato ritenuto configurabile nei confronti dei soggetti “autori” degli schiamazzi e dei rumori, ma a carico dei gestori degli esercizi pubblici prospicienti.

La giurisprudenza di legittimità ha reiteratamente affermato che il gestore di un esercizio commerciale è responsabile del reato di cui all’art. 659 comma 1 c.p. per i continui schiamazzi e rumori provocati dagli avventori dello stesso, con disturbo delle persone. Infatti la qualità di titolare della gestione dell’esercizio pubblico comporta l’assunzione dell’obbligo giuridico di controllare che la frequentazione del locale da parte dei clienti non sfoci in condotte contrastanti con le norme concernenti la polizia di sicurezza

Perché, però, l’evento possa essere addebitato al gestore dell’esercizio commerciale, ecco la particolarità dell’accertamento da parte degli organi di polizia e degli enti preposti,  è necessario che esso sia riconducibile al mancato esercizio del potere di controllo e sia quindi collegato da nesso di causalità con tale omissione: laddove gli schiamazzi o i rumori avvengano all’interno dell’esercizio non c’è dubbio che il gestore abbia la possibilità di assolvere l’obbligo di controllo degli avventori, impedendo loro comportamenti che si pongano in contrasto con le norme di polizia di sicurezza, ricorrendo, ove necessario, al c.d. ius excludendi.

Se, invece, il disturbo del riposo e delle occupazioni da parte degli avventori dell’esercizio pubblico avvenga all’esterno del locale, per poter configurare la responsabilità del gestore è necessario provare, rigorosamente, che egli non abbia esercitato il potere di controllo e che a tale omissione sia riconducibile la verificazione dell’evento.

di Marco Massavelli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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