Nel corso di un giudizio di opposizione a sanzione amministrativa, a seguito di presentazione di querela di falso e di consulenza tecnica grafologica, risultava che la firma apparente sull’avviso di ricevimento non era riconducile alla mano dell’attore.

Per il Tribunale di Milano (cfr.: Sez. I, Sent., 24-09-2019) tale accertamento non è tuttavia idoneo a contrastare la pretesa creditoria del Comune.

Di seguito i passi salienti della pronuncia:

“Sulla questione della inammissibilità della querela di falso rispetto alla sottoscrizione apposta su un avviso di ricevimento, questo Tribunale si è già più volte pronunciato, con valutazioni coerenti e condivisibili e dalle quali non si ha motivo di discostarsi (sez.6 sentenze n.9778/2013, n.10286/2013, n.2666/2018; sez.1 sent. n.14159/2016). La querela di falso ha lo scopo – sia quanto sia svolta in via principale sia quando lo sia in via incidentale, come nel caso di specie – di vincere la speciale forza probatoria ricollegabile alla attestazione del pubblico ufficiale contenuta nell’atto della cui falsità si discute, nel caso di specie dell’avviso di ricevimento che fa piena prova ai sensi dell’art.2700 c.c. della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato (nel caso di specie, l’agente postale) e della dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta essere avvenuti in sua presenza. Solo con il procedimento per querela di falso, infatti, la parte intenzionata a contrastare la forza probatoria privilegiata propria esclusivamente delle attestazioni sopra indicate, potrà richiedere al giudice la falsità di quel documento; viceversa fuoriesce dall’ambito proprio del giudizio di querela di falso l’accertamento della validità e della esattezza delle dichiarazioni rese dalle persone in presenza del pubblico ufficiale in quanto questi attesta pubblicamente solo che tali dichiarazioni siano state rese davanti a lui ma non anche che le stesse rispondano a verità o meno. Del resto la stessa Corte di legittimità ha osservato con riguardo all’oggetto della querela di falso che “in caso di notifica a mezzo del servizio postale, l’avviso di ricevimento prova, fino a querela di falso, la consegna al destinatario a condizione che l’atto sia stato consegnato presso il suo indirizzo e che il consegnatario abbia apposto la propria firma, ancorché illeggibile o apparentemente apocrifa, nello spazio dell’avviso relativo alla “firma del destinatario o di persona delegata”, risultando irrilevante, in quanto non integra una nullità ex art. 160 cod. proc. civ., l’omessa indicazione dell’indirizzo del destinatario sulla ricevuta di ritorno. (e Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 16289 del 31/07/2015 (Rv. 636147) e che “in tema di notificazioni, per contestare il contenuto della relata di notifica, ove è attestato che l’ufficiale giudiziario ha compiuto tutte le formalità prescritte, ivi compresa la spedizione della raccomandata in una certa data, è necessaria la proposizione della querela di falso, esercitando l’ufficiale giudiziario pubbliche funzioni, con la conseguenza che i suoi atti soggiacciono alla disciplina di cui all’art. 2700 cod. civ., perchè attestanti le operazioni da lui compiute. (Sez. 3, Sentenza n. 4193 del 22/02/2010 (Rv. 611799)). Così chiarito l’ambito del giudizio per querela di falso va evidenziato che nel caso specifico l’attore non ha contestato la veridicità di quanto attestato dall’agente postale, ossia che colui che ha ricevuto la raccomandata e ha sottoscritto l’avviso di ricevimento non si fosse qualificato come destinatario della stessa ma si è limitato a contestare la genuinità della sottoscrizione ivi apposta negando che essa fosse di propria mano. Né è compito dell’agente postale eseguire indagini sull’identità del consegnatario, non essendo prescritta dalla legge l’esibizione di documenti di riconoscimento al momento della consegna; pertanto, quando la dichiarazione resa dal consegnatario risulta coerente con la situazione apparente (quale la consegna presso la residenza del destinatario), l’ufficiale postale non è tenuto a porre in essere ulteriori indagini o accertamenti ai fini di verificare la correttezza delle dichiarazioni a lui rese da chi si è presentato e qualificato come destinatario (cfr Cass. n.2323/2000). Ne consegue che, poiché nessuna attestazione viene svolta dal pubblico ufficiale in ordine alla riconducibilità della sottoscrizione alla persona qualificatasi come destinatario persona fisica, la contestazione circoscritta a tale aspetto dovrà essere esperita nell’ambito di un giudizio ordinario con ricorso a tutti i mezzi di prova consentiti dalla legge senza che sia possibile dare corso ad un procedimento per querela di falso su un dato (la sottoscrizione) che non forma oggetto di alcuna attestazione da parte del pubblico ufficiale. Il procedimento per querela di falso azionato dall’attore R.P. va dunque respinto, atteso che è stato finalizzato ad accertare la falsità della sottoscrizione apposta sull’avviso di ricevimento relativo alla notifica della ordinanza sindacale del 12.7.2012, dato che non ha formato oggetto di alcuna pubblica attestazione ad opera dell’agente postale. Pertanto non sono rilevanti le conclusioni cui è giunta la consulenza grafologica nell’accertamento della non riferibilità della firma apposta sull’avviso di ricevimento all’attore. …. (il ricorrente) Si è infatti limitato ad allegare che la mancata notifica dell’ordinanza sindacale gli avrebbe “precluso … l’esercizio dell’impugnazione di cui all’art.6 del D.Lgs. n. 150 del 2011” senza tuttavia avvalersi della possibilità di esercitare in questa sede il diritto, che assume essergli stato precluso, di svolgere doglianze nel merito della contestazione, potendo la presente opposizione -in ipotesi- svolgere anche una funzione recuperatoria quando proposta nel rispetto del termine dal primo atto che si assume ricevuto”.

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Informazioni sull'autore

Pino Napolitano

Avvocato, dirigente comunale, Dottore di ricerca e specializzato in Diritto Amministrativo.

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