Domanda: La ditta “XXX S.r.l.” aveva presentato una S.C.I.A. per subingresso, a seguito di fusione di altre due ditte, per l’attività di somministrazione di alimenti e bevande in :::::::::::: (CN), in data 30 agosto 2011. Al momento questo è l’ultimo titolo autorizzativo che ho su questa pratica. In data 27 aprile 2015 la stazione Carabinieri mi segnalava che l’Amministratore unico della ditta non era più in possesso dei requisiti morali per l’attività di somministrazione di alimenti e bevande. Per verifiche sulla ditta ho richiesto la visura camerale e dalla stessa sono venuto a conoscenza della procedura del fallimento in data 08/03/2013. Premetto che è solo da un anno che lavoro in questo comune e nemmeno era stato comunicato prima a chi gestiva la Polizia Amministrativa la procedura di fallimento. A seguito della comunicazione dei CC dovrei procedere all’annullamento della suddetta SCIA per mancanza dei requisiti morali dell’Amministratore unico. Vi chiedo gentilmente se sapete darmi dei consigli sulla procedura da seguire e se devo fare esclusivamente riferimento al curatore fallimentare per l’eventuale annullamento della SCIA. Inoltre la suddetta SCIA può ancora essere oggetto di subingresso? Anticipatamente ringraziando porgo distinti saluti.

Ag. Di Polizia Municipale

Risposta:

L’art. 71 del D. Lgs. 59/2010, modificato dal D. Lgs. 147/2012, relativo ai requisiti per l’accesso alle attività commerciali, stabilisce che non possono esercitare l’attività di somministrazione alimenti e bevande coloro che hanno commesso le violazioni indicate nei commi 1 e 2 che, di seguito, elenchiamo.

Il comma 1 prescriveNon possono esercitare l’attività commerciale di vendita e di somministrazione:

a) coloro che sono stati dichiarati delinquenti abituali, professionali o per tendenza, salvo che abbiano ottenuto la riabilitazione;

b) coloro che hanno riportato una condanna, con sentenza passata in giudicato, per delitto non colposo, per il quale è prevista una pena detentiva non inferiore nel minimo a tre anni, sempre che sia stata applicata, in concreto, una pena superiore al minimo edittale;

c) coloro che hanno riportato, con sentenza passata in giudicato, una condanna a pena detentiva per uno dei delitti di cui al libro II, Titolo VIII, capo II del codice penale, ovvero per ricettazione, riciclaggio, insolvenza fraudolenta, bancarotta fraudolenta, usura, rapina, delitti contro la persona commessi con violenza, estorsione;

d) coloro che hanno riportato, con sentenza passata in giudicato, una condanna per reati contro l’igiene e la sanità pubblica, compresi i delitti di cui al libro II, Titolo VI, capo II del codice penale;

e) coloro che hanno riportato, con sentenza passata in giudicato, due o più condanne, nel quinquennio precedente all’inizio dell’esercizio dell’attività, per delitti di frode nella preparazione e nel commercio degli alimenti previsti da leggi speciali;

f) coloro che sono sottoposti a una delle misure di prevenzione di cui alla legge 27 dicembre 1956, n. 1423, o nei cui confronti sia stata applicata una delle misure previste dalla legge 31 maggio 1965, n. 575, ovvero a misure di sicurezza”;

Mentre il comma 2 dispone Non possono esercitare l’attività di somministrazione di alimenti e bevande coloro che si trovano nelle condizioni di cui al comma 1, o hanno riportato, con sentenza passata in giudicato, una condanna per reati contro la moralità pubblica e il buon costume, per delitti commessi in stato di ubriachezza o in stato di intossicazione da stupefacenti; per reati concernenti la prevenzione dell’alcolismo, le sostanze stupefacenti o psicotrope, il gioco d’azzardo, le scommesse clandestine, nonché per reati relativi ad infrazioni alle norme sui giochi” (in rosso le modifiche apportate dal D. Lgs. 147/2012).

Come si rileva, la procedura fallimentare non costituisce elemento ostativo all’esercizio dell’attività di somministrazione, in quanto tale violazione non figura tra le predette disposizioni.

Atteso, inoltre, che l’autorizzazione o la Scia per l’attività di somministrazione hanno anche natura di autorizzazione di polizia (vedi art. 152 del Regolamento di esecuzione Tulps), necessita accertare che il titolare sia in possesso anche dei requisiti ex art. 11, 92 e 131 del Tulps.

Dall’esame di detti articoli non emerge che la procedura fallimentare costituisca elemento ostativo all’attività in argomento.

Vogliamo, infine, ricordare che la prima stesura del D. Lgs. 114/98, all’articolo 5, comma 2, lettera a) disponeva che le attività commerciali erano vietate ai dichiarati falliti, salvo riabilitazione.

Successivamente, il Decreto Legislativo 169/07, entrato in vigore il 1° gennaio 2008, all’art. 20 ha abrogato il predetto articolo 5, comma 2, lettera a) e, pertanto, fu riconosciuta al fallito la possibilità di avviare una nuova attività commerciale, iscrivendosi nel registro delle imprese come titolare di altra impresa commerciale.

Per quanto innanzi esposto, si può concludere evidenziando che non si deve adottare alcun provvedimento di annullamento della SCIA perché, l’amministratore della società che gestisce l’esercizio per l’attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande non ha affatto perso i requisiti morali.

 C. te a. r. Dr. Michele Pezzullo

 

 

 

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