Quesito

Commette il reato di omissione di atti di ufficio l’agente di Polizia Municipale che omette di sanzionare le auto in sosta? La vicenda è concreta, poiché continuamente, mentre si lavora, ci sono cittadini che fotografano, fanno polemica, minacciano denunce se non multiamo tutte le auto sempre e comunque, anche in condizioni di impossibilità.

Tra i colleghi c’è chi ritiene che l’articolo 328 cp non si possa applicare poiché “per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità” non si possono intendere i fatti accertabili come illeciti amministrativi.

Grazie.

 

Risposta.

Tema contorto, quello sottoposto a quesito.

In premessa: ad “impossibilia nemo tenetur”; quindi il rischi di incorrere nella responsabilità penale omissiva riguarda chi, con dolo, ometta di compiere (quindi: rifiuti) “indebitamente” un atto del suo ufficio che “deve essere compiuto senza ritardo”.

 

La pertinente osservazione dei colleghi di cui viene dato conto nel quesito, è meritevole di ogni rispetto, posto che la norma sembra collegare la responsabilità omissiva in trattazione sono a casistiche predeterminate per legge (giustappunto: “per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità”).

Tuttavia, nel passaggio dalla teoria alla pratica, il diritto penale talvolta cambia forma, come dimostrato dalla sentenza  Cass. pen. Sez. VI 01-10-2007, n. 35837 che sembra molto calzante, ai fini della risposta al quesito che, invero, investe una materia molto delicata.

Trascrivo alcuni passaggi salienti della citata sentenza.

“La Corte di merito ha ribadito il principio di diritto cui si era uniformato il giudice di primo grado, secondo il quale la qualifica di agente di polizia giudiziaria del …. quale vigile urbano del Comune … non lo esimeva, essendo lo stesso in servizio, dal contestare le infrazioni contravvenzionali constatate, a prescindere dalla zona di competenza assegnatagli nell’ambito del territorio comunale. Il Giudice d’appello, rilevando che non poteva condividersi la tesi dell’appellante in ordine alla sussistenza del reato solo ove ricorressero motivi di urgenza, ha affermato il principio che la norma incriminatrice usa il termine senza ritardo, espressione che ha un significato diverso e sottopone a sanzione tutte le omissioni relative a situazioni che richiedono un tempestivo intervento per i più vari motivi, come quello della possibile sottrazione alla cognizione diretta ed immediata del pubblico ufficiale, che impedisce di contestare le contravvenzioni. In realtà, l’art. 328 c.p. punisce il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio per il rifiuto non di un atto urgente, bensì un atto che dev’essere compiuto senza ritardo, e, quindi, non del compimento di un atto richiesto da una situazione di emergenza, bensì del tempestivo compimento di un atto dovuto, in cui la tempestività è in diretta connessione con il conseguimento degli effetti che gli sono propri”.

In conclusione, a parere di chi scrive, sebbene la sentenza non dissolva la questione della “materia” cui attenga l’omissione, resta il fatto che laddove ci sia un comportamento omissivo colpevole (sia per materialità che per dolo), subentra per residualità anche la previsione dell’articolo 323 cp (che peraltro reca pene più gravi di quelle previste dall’articolo 328 c.p.). Quindi, va chiarito che un’omissione colpevole, nel senso sopra descritto, è sempre naturalmente e correttamente esposta a punibilità.

Come notazione di colore, evidenzio che, il caso che portò alla sentenza Cass. Pen. 35837/2007, originò da un dissidio tra l’agente di Polizia Municipale (inottemperante al suo dovere giuridico) e agenti della Polizia Stradale che, intervenuti a colmare l’omissione del primo (sanzionando gli illeciti per cui si era sottratto l’agente di Polizia Municipale), verosimilmente lo deferirono all’A.G.

Pino Napolitano

P.A.sSiamo

 

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