Con SCIA per apertura di esercizio di vicinato prodotta al protocollo n. 4613 del 11.11.2014, veniva aperto un esercizio commerciale a dettaglio di vicinato”Centro Polifunzionale con vendita al dettaglio di generi alimentari, articoli da regalo, vendita al dettaglio di piccoli elettrodomestici”.

ll responsabile protempore dell’ ufficio SUAP, istruiva la pratica e la inviava per competenza all’UOPC per i provvedimenti di loro competenza.

La UOPC di Alife, con varie richieste indirizzate alla ditta proprietaria di integrazione della pratica rimaste inevase e per ultimo con nota prot, n, 1092/UOPC del 24-04-2015, emetteva provvedimento di archiviazione, tramite a.r. in data 06-05-2015, poiché la ditta ometteva la produzione delle integrazioni delle documentazioni richieste ( quali planimetria dei locali quotate, con indicazione dei servizi igienici, scarichi ecc).

A decorrere dal 01-01-2015, veniva nominato responsabile del servizio SUAP, il sottoscritto, che vista la nota di archiviazione dell’UOPC di Alife, redigeva, come per legge, il prowedimento amministrativo in data 15-05-2015, quale divieto di prosecuzione dell’attività di commercio  notificato alla parte interessata in data 16-05-2015 tramite portale SUAP.

In seguito la parte interessata, optava per la produzione di una nuova SCIA, in data 03-06-2015, relativa all’apertura di un esercizio di vicinato per commercio al dettaglio “Apertura di un centro polifunzionale per commercio al dettaglio di articoli da regalo, bomboniere, piccoli elettrodomestici, orologeria, pelletteria, vendita al dettaglio di cose destinate all’igiene delle persone e servizio fax”:

Tale SCIA è stata rigettata da questo ufficio poiché il locale destinato all’esercizio della vendita, non ha i requisiti in materia di agibilità, in quanto la destinazione d’uso urbanistica è a deposito agricolo e non a locale commerciale), quindi non rispetta il regolamento edilizio e le norme urbanistiche, previste proprio dall’art 11 lettera “b” del decreto dirigenziale della regione Campania, n. 373/2014.

Inoltre la struttura in oggetto, non presenta i requisiti necessari in tema di centri polifunzionali, poiché come stabilito dall’art 17 della Legge regionale n. 1/2000 e successive ( legge regionale n. 1/2014 art. 12 ed art. 10 del decreto dirigenziale 373/2014) i centri polifunzionali o centri polifunzionali di servizi, oltre al rispetto delle norme urbanistiche, devono essere preventivamente inseriti in un progetto d’intervento integrato di rivitalizzazione, anche commerciale  predisposto dall’amministrazione comunale, da adottare nell’ambito del SIAD oppure in maniera distinta; tale progetto d’intervento al momento, il comune di Riardo, ne è sprovvisto.

Infine nei centri polifunzionali devono essere presenti le attività previste dall’art 17 c. 2 della Legge Regionale 1/2014.

( L’attività di commercio in questione è posizionata fuori dal centro abitato e all’esterno del SIAD).

Si prega di dare un parere in merito alle disposizioni adottate da questo ufficio, quale SUAP, in quanto la ditta proprietaria, continua a inviare note di contestazione asserendo che l’art 11 del decreto dirigenziale n. 373/2014, detta norme per i requisiti per l’apertura degli esercizi di vicinato.

distinti saluti e si ringrazia per la disponibilità.

 Il C. te della P. M. 

     

Risposta

In primo luogo devo ricordare che il D. D. n. 373 del 3.6.2014 è stato abrogato dal D. D. n. 997 del 30.10.2014, che troverai allegato alla presente, come pure è stata  abrogata la L. R. n. 1/2000.

Pertanto tali disposizioni non devono essere più citate nelle vostre note in quanto inesistenti e non aventi più valore di legge.

Tanto premesso, esaminiamo la questione.

Il decreto 997 all’art. 10 chiarisce le disposizioni in ordine ai centri minori di cui all’art. 12 della L. R. n.1/2014 e al 1 comma, testualmente, recita: “I Comuni di cui sopra si dotano di uno o più progetti d’intervento integrato di rivitalizzazione, anche commerciale, delle frazioni o di altre aree di interesse del proprio territorio aventi popolazione inferiore a 3.000 abitanti, ubicate in posizione isolata dal centro urbano”.

Come si rileva, non vengono stabiliti termini o modalità per detti progetti di intervento così come previsto anche dall’art. 12 della legge 1/2014.

Tale articolo, al comma 2, precisa che nelle aree individuate nel citato progetto “… può essere previsto può essere previsto l’insediamento di centri polifunzionali di servizi, intendendosi per centro polifunzionale di servizi una struttura in cui sono presenti attività commerciali, attività terziarie e di servizio per i cittadini, quali sportelli decentrati dell’amministrazione comunale, ufficio postale, banca, centri turistici di informazione, biglietterie, fermate di autolinee, centri di prenotazione, esercizi di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande, impianti sportivi o ricreativi, strutture alberghiere, rivendita di tabacchi, rivendita di giornali e riviste”.

Da quanto sopra si deduce che i Comuni possono (e non devono) prevedere l’insediamento di centri polifunzionali con le  caratteristiche strutturali e funzionali individuate nello stesso comma.

In conclusione, si ritiene che la Scia presentata a giugno 2015 per l’apertura di un esercizio di vicinato doveva essere rigettata per tutte le motivazioni espresse, a nulla rilevando il fatto che l’operatore commerciale ha inteso definire il suo esercizio “centro polifunzionale“; anzi, qualora l’iter avesse avuto esito positivo, avreste dovuto chiedere allo stesso di eliminare detta dicitura in quanto, come abbiamo innanzi visto, solo il Comune può prevedere l’insediamento di centri polifunzionali di servizi, e non il soggetto interessato.

C. te a. r. Dr. Michele Pezzullo

 

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