In riferimento all’Autorizzazione Unica Ambientale, introdotta dal D.P.R. 13 marzo 2013 n. 59, si chiede:

  1. 1.       Quali autorizzazioni sostituisce?
  2. 2.       Costituisce una facoltà o un obbligo per le aziende?
  3. 3.       In particolare, quali le aziende che devono o possono richiederla?
  4. 4.       Soprattutto, quale la disciplina sanzionatoria nel caso di una sua omessa tenuta?

 

RISPOSTA:

 

Premessa

L’istituzione della nuova Autorizzazione Unica Ambientale si deve al D.L. 9 febbraio 2012, n. 5 recante “Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo” (c.d. “Semplifica Italia” o “Decreto Semplificazioni”), come convertito dalla legge 4 aprile 2012, n. 35.

La norma che qui interessa è l’art. 23, che ha delegato il Governo ad emanare entro sei mesi (cioè, entro il 10 agosto 2012) un Regolamento per disciplinare l’A.U.A., nel rispetto dei seguenti principi:

  • L’autorizzazione deve (avrebbe dovuto) sostituire ogni atto di comunicazione, notifica ed autorizzazione previsto dalla legislazione vigente in materia ambientale;
  • L’autorizzazione unica ambientale deve essere rilasciata da un unico ente;

Il procedimento deve essere improntato al principio di proporzionalità degli adempimenti amministrativi in relazione alla dimensione dell’impresa e al settore di attività, e all’esigenza di tutela degli interessi pubblici e non deve comportare l’introduzione di maggiori oneri a carico delle imprese.

In attuazione del sopracitato Decreto è stato emanato (naturalmente in netto ritardo) il D.P.R. 13 marzo 2013 n. 59, entrato in vigore il 13 giugno 2013: “Regolamento recante la disciplina dell’autorizzazione unica ambientale e la semplificazione di adempimenti amministrativi in materia ambientale gravanti sulle piccole e medie imprese e sugli impianti non soggetti ad autorizzazione integrata ambientale”.

Che cos’è l’Autorizzazione Unica Ambientale?

L’Autorizzazione Unica Ambientale è il provvedimento istituito dal D.P.R. 13 marzo 2013, n. 59, rilasciato su istanza di parte, che incorpora in un unico titolo diverse autorizzazioni ambientali previste dalla normativa di settore.

Il D.P.R. individua un nucleo base di sette autorizzazioni che possono essere assorbite dall’AUA, alle quali si aggiungono gli altri permessi eventualmente individuati da fonti normative di Regioni e Province autonome.

Il regolamento prevede l’accorpamento in un unico provvedimento autorizzativo, l’autorizzazione unica ambientale, della durata di 15 anni, dei seguenti titoli abilitativi:

a)      Autorizzazione agli scarichi idrici di cui al Capo II del Titolo IV della Sezione II della Parte terza del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;

b)      Comunicazione preventiva di cui all’articolo 112 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, per l’utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento, delle acque di vegetazione dei frantoi oleari e delle acque reflue provenienti dalle aziende ivi previste;

c)       Autorizzazione alle emissioni in atmosfera per gli stabilimenti di cui all’articolo 269 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;

d)      Autorizzazione generale alle emissione in atmosfera di cui all’articolo 272 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;

e)      Comunicazione o nulla osta sull’impatto acustico di cui all’articolo 8, commi 4 o comma 6, della legge 26 ottobre 1995, n. 447;

f)       Autorizzazione all’utilizzo dei fanghi derivanti dal processo di depurazione in agricoltura di cui all’articolo 9 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 99;

g)      Comunicazioni in materia di rifiuti di cui agli articoli 215 e 216 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.

L’A.U.A., come disciplinata nel Regolamento, si pone come strumento di semplificazione amministrativa, che risponde alla duplice esigenza di garantire la tutela dell’ambiente, riducendo, contestualmente, gli oneri burocratici a carico degli operatori — sia privati, che pubblici — determinando, conseguentemente, un netto miglioramento, in termini di efficienza, dell’intero sistema autorizzativo. In tale ottica, le principali novità introdotte dal nuovo regime autorizzativo, concernono gli aspetti procedurali ed amministrativi del nuovo provvedimento autorizzativo, restando viceversa inalterati i contenuti tecnici dei singoli titoli abilitativi, per i quali continuano ad essere vigenti le normative settoriali.

Il Regolamento individua la Provincia — salvo diverse indicazioni previste dalle normative regionali — quale Autorità competente al rilascio, rinnovo e aggiornamento dell’A.U.A., ribadendo il ruolo del Suap, quale unico punto di accesso per il richiedente in relazione a tutte le vicende amministrative riguardanti la sua attività produttiva, ai sensi del D.P.R. n. 160/2010.

Il Suap, quale unico punto di accesso per il richiedente, è il soggetto preposto a garantire un efficace coordinamento dei soggetti coinvolti nel procedimento, anche attraverso una rapida trasmissione della documentazione ed. In particolare, sulla base di quanto previsto nel regolamento, dovrà:

  • Ricevere dal gestore e trasmettere in via telematica all’Autorità competente e ai soggetti competenti in materia ambientale, tutte le istanze e le comunicazioni, nel più breve tempo possibile al fine di garantire il rispetto delle tempistiche;
  • Trasmettere al gestore il provvedimento di A.U.A. adottato dall’Autorità competente nel caso in cui, oltre ai titoli sostituiti dall’A.U.A., non siano richiesti ulteriori atti di assenso o autorizzazioni;
  • Attivare il procedimento unico ed indire la conferenza dei servizi di cui all’articolo 7 del Dpr n. 160/2010, provvedendo quindi all’adozione del provvedimento conclusivo del procedimento nel caso siano richiesti ulteriori autorizzazioni o atti di assenso.

La Provincia assume le funzioni di Autorità competente, con responsabilità sui contenuti dell’autorizzazione, assicurando anche una funzione di coordinamento tra le diverse competenze di settore interne cui fanno capo le specifiche attività istruttorie sulle singole componenti dell’A.U.A. (Ufficio d’ambito per gli scarichi in fognatura, Uffici acque per gli scarichi in corpo idrico, ecc.).

L’A.U.A. è quindi, in conclusione, un unico provvedimento adottato dalla Provincia, secondo le procedure di cui all’articolo 4 del Regolamento, comprensivo di tutti i contributi dei soggetti responsabili per i singoli endoprocedimenti attivati.

L’A.U.A. sarà trasmessa telematicamente al Suap e da quest’ultimo al gestore, nel caso costituisca l’unico atto da questi richiesto.

Ambito di applicazione

In base all’articolo 1 del Regolamento, le nuove disposizioni si applicano sia alle piccole e medie imprese, sia ad “impianti” non soggetti ad autorizzazione integrata ambientale (Aia), per i quali, in assenza di una definizione puntuale all’interno del regolamento, sarà necessario riferirsi alle disposizioni contenute nel D. Lgs. 152/2006, nonché nelle norme relative agli atti autorizzativi sostituiti dall’A.U.A che conservano la loro efficacia ai fini applicativi ed interpretativi del decreto in esame.

Richiamato l’articolo 3 comma 2 che prevede per le Regioni la facoltà di individuare eventualmente ulteriori atti in materia ambientale che possono essere ricompresi nell’A.U.A, si precisa che i titoli sostituiti dall’A.U.A, con le eccezioni di seguito rappresentate, sono esclusivamente quelli esplicitamente individuati all’articolo 3 comma 1.

Sono viceversa esclusi dall’ambito di applicazione dell’A.U.A, come espressamente previsto dal Regolamento:

  • Gli impianti e le attività soggette ad autorizzazione integrata ambientale (Aia);
  • I progetti sottoposti alla valutazione di impatto ambientale (Via), nel caso in cui questa comprenda e sostituisca, ai sensi dell’articolo 26 del D. Lgs. 152/2006 e s.m.i. i titoli abilitativi e le autorizzazioni ricadenti nell’A.U.A.

Quando richiedere l’AUA?

I soggetti gestori presentano la domanda di AUA se, ai sensi delle vigenti norme di settore, sono assoggettati al rilascio, alla formazione, al rinnovo o all’aggiornamento DI ALMENO UNO dei titoli abilitativi previsti dal regolamento di cui al DPR n. 59/2013, al fine di ottenere un unico provvedimento autorizzativo (AUA) che sostituisce e comprende tutti i titoli abilitativi in materia ambientale di cui il soggetto necessita e/o risulta già in possesso.

I gestori che esercitano attività soggette a sole comunicazioni (per esempio per il recupero dei rifiuti in regime semplificato) ovvero all’autorizzazione alle emissioni di carattere generale di cui all’art. 272 del D. Lgs. N. 152/2006, POSSONO decidere di non richiedere l’A.U.A., fermo restando il passaggio attraverso il S.U.A.P. per la presentazione delle istanze (art. 3. co. 3. D.P.R. 59/2013).

Quali le aziende che devono o possono richiederla?

L’AUA è obbligatoria se si tratta di attività soggetta ad almeno una delle seguenti autorizzazioni:

  • Autorizzazione agli scarichi;
  • Autorizzazione alle emissioni in atmosfera in procedura ordinaria;
  • Autorizzazione all’utilizzo dei fanghi di depurazione in agricoltura.

L’AUA è facoltativa se si tratta di attività soggette:

  • Solo a comunicazioni;
  • All’autorizzazione in via generale per le emissioni in atmosfera.

La durata dell’A.U.A.

Sempre l’art. 3 del D.P.R. n. 59/2013 stabilisce la durata dell’Aua in quindici anni, prevedendo, per quanto riguarda la sola autorizzazione agli scarichi contenenti sostanze pericolose, la necessità di presentare ogni quattro anni una comunicazione intermedia sugli esiti degli autocontrolli.

Il Consiglio di Stato, in verità, nel suo parere espresso nell’adunanza dell’8 novembre 2012 aveva osservato che “pur nel quadro di un condivisibile intento di semplificazione, una previsione di durata siffatta suscita perplessità in ragione, anche, dell’assenza di modalità di autocontrollo”, auspicando una riduzione della durata.

Peraltro il Servizio Studi della Camera ha osservato che alcune delle autorizzazioni sostituite dall’Aua hanno una durata ben inferiore rispetto ai quindici anni:

  • Ad esempio, l’autorizzazione all’utilizzo dei fanghi di depurazione in agricoltura ha una durata di 5 anni (ex art. 9, comma 2, D. Lgs. n. 99/1992);
  • L’autorizzazione agli scarichi idrici ha una durata di 4 anni (ex art. 124, comma 8, D. Lgs. n. 152/2006).

Nonostante tali considerazioni, il legislatore ha preferito mantenere la validità quindicinale dell’Aua, probabilmente proprio per rimarcare gli intenti di semplificazione e di riduzione degli oneri amministrativi-burocratici ai quali la nuova disciplina si ispira.

Sanzioni

Il Regolamento non introduce disposizioni sanzionatorie.

Talune ingiustificate perplessità sono sorte per l’assenza – sia nel D.L. n. 5/2012, sia nel D.P.R. n. 59/2013 – di apposite sanzioni penali e amministrative relative alle ipotesi in cui l’attività dell’impianto venga svolta senza rispettare le disposizioni del Regolamento sull’A.U.A. o in loro aperta violazione.

Fino ad eventuale diversa disposizione nazionale, devono continuare a valere le normative settoriali, ritenendosi pertanto pacificamente applicabili le sanzioni previste dalle norme che a vario titolo disciplinano i titoli abilitativi sostituiti dall’A.U.A.

Il caso pratico

Una ditta subentra ad un’altra, già autorizzata allo scarico in fognatura, nell’attività di gestione di un autolavaggio.

La ditta che rileva l’attività deve richiedere una nuova autorizzazione (Autorizzazione Unica Ambientale), o quella precedente si trasferisce al subentrante?

Quali sono le eventuali sanzioni, nel caso in cui è richiesta la nuova Autorizzazione Unica Ambientale?

Lo scarico di acque reflue in fognatura provenienti da attività di autolavaggio è sottoposto alla preventiva autorizzazione, stante la necessità di controllo per ogni scarico da insediamento produttivo, qual è da considerare lo scarico avente per oggetto acque reflue non domestiche quali quelle di una attività che utilizzi vernici e sostanze diverse che determinano residui liquidi contaminati dal processo di lavorazione.

Ciò premesso, la disciplina del Codice dell’ambiente non prevede espressamente la richiesta di una nuova autorizzazione nel caso di mutamento del titolare dello scarico, ipotesi che si presenta di frequente nei casi in cui sia ceduto l’insediamento o l’intera azienda da cui si origina lo scarico stesso.

E’ utile ricordare i casi in cui è necessario richiedere una nuova autorizzazione allo scarico, in sostituzione della precedente, sono disciplinati dall’art. 124, comma 12, che stabilisce:

Per insediamenti, edifici o stabilimenti la cui attività sia trasferita in altro luogo, ovvero per quelli soggetti a diversa destinazione d’uso, ad ampliamento o a ristrutturazione da cui derivi uno scarico avente caratteristiche qualitativamente e/o quantitativamente diverse da quelle dello scarico preesistente, deve essere richiesta una nuova autorizzazione allo scarico, ove quest’ultimo ne risulti soggetto. Nelle ipotesi in cui lo scarico non abbia caratteristiche qualitative o quantitative diverse, deve essere data comunicazione all’autorità competente, la quale, verificata la compatibilità dello scarico con il corpo recettore, adotta i provvedimenti che si rendano eventualmente necessari.

Ai sensi dell’art. 124, comma 2, l’autorizzazione è rilasciata al titolare dell’attività da cui origina lo scarico.

In caso di trasferimento della titolarità dell’azienda, il nuovo titolare non può continuare ad usufruire dell’autorizzazione rilasciata al precedente titolare, ma deve presentare specifica istanza di autorizzazione all’ente competente.

A sostenerlo, la Corte di Cassazione, Sez. III, sentenza 25 gennaio 2007, n. 2877:

<< Secondo l’imputato, nel caso dì specie si era verificato unicamente il mutamento del titolare dello scarico, fatto che non sarebbe previsto dall’art. 45 (ora art. 124 del D. Lgs. n. 152/06) tra quelli che richiedono una nuova autorizzazione, necessaria unicamente ove si sia verificata una modifica sostanziale dell’impianto o dell’ambiente esterno, come sarebbe dato desumere da comma 11° del citato art. 45.

Poiché dagli atti risulterebbe che le due società hanno il medesimo oggetto, operano nella stessa sede, sono succedute l’una all’altra senza soluzione di continuità e dall’istruttoria non risulterebbero mutamenti sostanziali degli impianti o dell’ambiente esterno, il ricorrente conclude chiedendo l’annullamento della sentenza del Tribunale di Modena.

L’insediamento di una nuova attività produttiva nel medesimo capannone facente capo a diversa persona giuridica priva di ogni collegamento con quella precedentemente insediata, seppure avente non dissimile oggetto sociale, impone necessariamente l’acquisizione di autonoma autorizzazione allo scarico da emettersi a seguito di nuova valutazione dell’attività produttiva e delle caratteristiche dello scarico. Ciò in quanto l’autorizzazione allo scarico ex art. 45 D. Legislativo n. 152/99 (ora art. 124 del D. Lgs. n. 152/06) è necessariamente funzionale alle caratteristiche qualitative e quantitative dello scarico, alla indicazione dei mezzi tecnici indicati nel processo produttivo e nei sistemi di scarico nonché all’indicazione dei sistemi di depurazione utilizzati per conseguire il rispetto dei valori limite di emissione (art 46 D. Lgs. vo. 152/99 >>.

Quindi, alla luce dell’interpretazione giurisprudenziale, una ditta che subentra ad una precedente, già autorizzata allo scarico in fognatura, deve necessariamente richiedere una nuova autorizzazione.

Tutto quanto sopra premesso, per il titolare subentrante è richiesta obbligatoriamente l’autorizzazione unica ambientale.

In difetto della medesima, deve configurarsi il reato di cui all’art.137, comma 1, del D. Lgs. n. 152/2006, che prevede l’arresto da due mesi a due anni o l’ammenda da millecinquecento euro a diecimila euro.

 Gaetano Alborino

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