I giudici del Tribunale Amministrativo Regionale Calabria-Catanzaro hanno stabilito che non deve essere sospesa l’ordinanza del Governatore nella parte in cui ha imposto la misura immediata della “quarantena” obbligatoria per il periodo di giorni 14, mancando l’atto applicativo delle disposizioni emanate con portata generale dal Governatore.

LA VICENDA

Un imprenditore autorizzato ad allontanarsi dall’abitazione per svolgere la propria attività lavorativa,veniva fermato dalle forze di polizia mentre ritirava un oggetto da consegnare a terze persone. Non rientrando il ritiro nelle sue mansioni occupazionali era stato, di conseguenza, obbligato, per la violazione delle prescrizioni anticontagio, al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria e sottoposto alla quarantena obbligatoria di 14 giorni prevista dall’ordinanza della Regione Calabria. Entrambi i provvedimenti, notificati a mano dagli agenti che lo avevano invitato a recarsi a casa e contattare l’azienda pubblica di servizi alla persona (Asp),sono stati impugnati davanti al Tribunale Amministrativo Regionale chiedendo una decisione urgente che ne sospendesse gli effetti.

LA DECISIONE

I giudici della prima sezione del Tribunale Amministrativo della Calabria- Catanzaro, riservandosi di decidere in tempi brevi sul ricorso con il quale l’imprenditore chiede l’annullamento dell’ordinanza regionale che prevede la misura della quarantena, rigetta l’istanza di misure cautelari monocratiche provvisorie. Nel decreto viene ribadito che la persona deve ritenersi ‘libera’ finché non riceve la notifica dell’applicazione della quarantena obbligatoria da parte del Comune di residenza. Il ricorrente fa presente di non essere al corrente dell’adozione di atti o provvedimenti a suo carico da parte dell’Asp di Crotone e che pertanto, anche a prescindere da quanto sopra specificato, difetta nel caso di specie un qualsiasi atto applicativo, comunicato o notificato, delle disposizioni emanate con portata generale dal Governatore della Calabria.Numerosi cultori del diritto ritingono illegittimal’imposizione ai cittadini, attraverso un’ordinanza regionale, della quarantena obbligatoria quando si contravviene ai divieti vigenti, trattandosi, nella sostanza, di una vera e propria misura detentiva e che solo il legislatore statale può prevedere sanzioni penali per condotte illecite essendo l’unico titolare del potere di applicare una sanzione che priva il cittadino della libertà personale. Motivo per il quale titolare di detto potere non può essere l’Azienda pubblica di servizi alla persona, Comuni o Regioni. Il ricorrente, nelle motivazioni, vuole  evidenziare proprio che l’ordinanza del presidente della Regione Calabria contrasti la Costituzione italiana e la Convezione europea dei diritti dell’uomo.  Il decreto emesso costituisce un precedente per tutti coloro che oggi si trovano in Calabria. I calabresi costretti a casa su indicazione delle forze dell’ordine sulla base di questa ordinanza regionale, in realtà, aggiungono i difensori dell’imprenditore, possono uscire finché non ricevono la notifica da parte del sindaco che li sottopone a quarantena immediata. Il Tribunale Amministrativo Regionale ha chiarito che il foglio consegnato dalle forze di polizia è inefficace. Occorre un provvedimento specifico individuale da parte del Comune che concretizza il divieto di allontanarsi alla propria abitazione. Attende il ricorrente la decisione per capire se l’ordinanza della Regione Calabria verrà annullata perché, come dallo stesso denunciato, è illegittima in quanto arroga ad un organo politico la facoltà di applicare sanzioni di fatto penali, paragonabili alla detenzione domiciliare, senza che vi sia un processo. Anche perché se l’istanza di illegittimità dell’ordinanza  dovesse essere accolta non si esclude che la Regione Calabria possa essere condannata ad eventuali risarcimenti dei danni ai cittadini sottoposti illegalmente a quarantena obbligatoria.

vedi sentenza Tar Calbria

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Mimmo Carola

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