Può ordinarsi al proprietario di un immobile di ripristinare le facciate, per motivi di decoro?

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Il significato di “decoro”, secondo il Treccani, al quarto punto della voce, è “l’armoniosa proporzione richiesta nelle opere d’arte tra le parti e il tutto, tra la forma e il contenuto (o anche, nelle opere d’architettura, rispondenza della costruzione allo scopo cui è destinata), in conformità dei canoni estetici”.

Declinato così, il decoro assurge a vero e proprio riferimento su cui deve essere intesa la bellezza di un edificio facente parte di un complesso di immobili che vedono sminuire il proprio prestigio.

Tar Liguria, sez. II, 30/11/2021, n. 1020 ha ritenuto, invece, illegittima la disposizione, contenuta del Regolamento Edilizio, che abilitano l’amministrazione ad imporre ai consociati proprietari di fabbricati di compiere attività edilizie al solo scopo di tutelare l’ornato dell’abitato.

Sulla scorta di tale disposto, l’amministrazione sarebbe abilitata a sanzionare le condotte omissive dei proprietari con sanzioni pecuniarie.

Nel caso di specie, infatti, La questione dedotta riguarda un immobile ai cui comproprietari sono ascritte condotte omissive che hanno comportato la violazione del decoro urbano, una situazione a cui l’amministrazione ritiene di poter porre riparo ingiungendo ai presunti responsabili di effettuare quanto è necessario per il recupero della corretta fruibilità dell’ornato cittadino.

Il collegio osserva che le norme del Testo Unico per l’edilizia hanno genericamente abilitato i comuni ad introdurre il regolamento edilizio, a renderlo possibilmente analogo per tutto il territorio nazionale, ma nelle norme di legge allegate non si rinviene alcun riferimento alla possibile attribuzione del potere di costituire un’obbligazione di fare a favore del comune in capo ai privati e in modo unilaterale.

L’ordinanza del Comune, invece, opera un riferimento alla sola situazione di ammaloramento delle strutture, ma nessun accenno vien fatto nel provvedimento in ordine alla ricorrenza di altro se non del profilo estetico, pertanto in violazione dell’art. 23 Cost. che, come noto, dispone che “nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge.”

Conclude, il collegio, ricordando che diversa sarebbe stata probabilmente la soluzione ove si fosse trattato di idoneità igienica o di sicurezza socio-ambientale e cioè di agibilità, posto che ricorrendo tali situazioni le norme denunciate avrebbero potuto essere ricollegate ad altre disposizioni poste a tutela della salute e della sicurezza pubblica, con che l’amministrazione avrebbe potuto agire in tali modi per ottenere il risultato ritenuto necessario.

Che ci vuole, basta poco (e le Ordinanze ritornano ad essere legittime).

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