Interessantissima sentenza del Tribunale di Firenze (Sez. I, Sent., 21-12-2015) in materia di principio di specialità. Il caso concreto attiene al possibile concorso tra illecito amministrativo di cui all’articolo 193 e l’articolo 334 c.p. in relazione alla circolazione di un veicolo sottoposto a sequestro.

La sentenza è di tale interesse da meritare una lettura integrale, senza che lo scrivente debba aggiungere commento di sorta.

“Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione (sentenza 21-1-2011 nr. 1963) hanno chiarito che la sottrazione di cui all’art. 334 c.p. deve concretarsi e caratterizzarsi da offensività che valga a far ritenere esistente una reale sottrazione, anche temporanea, che sia indice non soltanto alla disponibilità del bene ma altresì all’esercizio dei poteri di controllo esercitati dall’A.G. o dalla P.A., per cui il semplice spostamento del veicolo da un luogo all’altro, senza che lo stesso venga sottratto alla possibilità di esercizio di questi poteri, non configura il reato.

Si tratta di una importante pronuncia che dirime il contrasto tra due orientamenti.

Il primo e prevalente indirizzo interpretativo escludeva qualsiasi relazione di specialità o di assorbimento tra le norme citate sulla base delle seguenti argomentazioni:

“presupposto per delimitare l’ambito di operatività del principio di specialità è l’esistenza di un concorso apparente di norme che sanzionano, in modo convergente, uno stesso fatto, intendendosi per tale, secondo un canone di tipo strutturale, la medesima situazione di fatto, la cui verifica comporta il raffronto tra le due fattispecie, al fine di stabilire se tra le stesse, considerate in astratto, vi sia omogeneità, quanto agli elementi costitutivi dell’illecito, all’ambito dei soggetti attivi, all’oggetto giuridico e all’interesse protetto, salva la presenza nella norma speciale di quei quid pluris che ne determina l’applicabilità in via esclusiva. In difetto di convergenza sullo stesso fatto, non vi è spazio per risolvere, in base al principio di specialità, il concorso tra la disposizione sanzionata penalmente e quella sanzionata come mero illecito amministrativo. Orbene, nei rapporti tra l’art. 334 e l’art. 213 C.d.S., a) diverse sono le condotte considerate dalle due norme, in quanto la disposizione penale prevede una serie di comportamenti, tra loro equivalenti e alternativi, che si sostanziano nella sottrazione, soppressione, distruzione, dispersione, deterioramento della cosa sottoposta a sequestro nel corso di un procedimento penale o dall’autorità amministrativa; mentre la violazione amministrativa contempla un’unica condotta, identificata nella circolazione abusiva del veicolo durante il periodo in cui lo stesso è sottoposto a sequestro disposto ai sensi dello stesso art. 213 C.d.S.; b) diversi sono i soggetti attivi: l’art. 334 è reato proprio, in quanto punisce il “custode”, il “proprietario-custode” o il semplice “proprietario”, l’art. 213 C.d.S., invece, si rivolge genericamente a “chiunque” ed ha come destinatario anche il soggetto che non riveste la qualità di custode o di proprietario; c) con riferimento, poi, al valore sintomatico che comunque può attribuirsi al bene giuridico protetto (pure implicando esso giudizi di valore estranei a stretto rigore alla sfera di operatività del criterio di specialità), va rilevato che l’art. 334 è finalizzato a predisporre una tutela penale per l’interesse cautelativo proprio del vincolo imposto con il sequestro, che rappresenta un momento di protezione strumentale per il buon andamento e l’imparzialità della Pubblica Amministrazione in senso lato; laddove la previsione dell’illecito amministrativo è rivolta esclusivamente ad impedire l’abusiva circolazione stradale del veicolo sequestrato, tanto da prevedere anche, quale sanzioneaccessoria, la sospensione della patente di guida, tipica del diverso interesse protetto della sicurezza stradale” così Cass., pen., Sez. VI 15.1.2008, n. 2168, R., DeJure; conf.: Id., Sez. VI 29.7.2010, n. 30033, DeJure;Id., Sez. VI 21.6.2010, n. 23736, C., Leggi d’Italia; Id., Sez. VI 8.6.2010, n. 21782, B., DeJure;Id., Sez. VI 10.3.2010, n. 9472, DeJure; Id., Sez. VI 22.2.2010, n. 7029 , DeJure; Id., Sez. VI 6.11.2009, n. 42582, CED 244852, CP 2010, 2698; Id., Sez. VI 10.8.2009, n. 32405, DeJure; Id., Sez. VI 8.7.2009, n. 28007, T., DeJure; Id., Sez. VI 21.1.2009, n. 2730, AGcirc 2009, 720; Id., Sez. VI 5.2.2008, n. 5644, B., Gdir 2008, n. 11, 83; Id., Sez. VI 21.1.2008, n. 3178, A., CED 238476, CP 2008, 2794; Id., Sez. VI 15.1.2008, n. 2163, F., CP 2008, 2786; Id., Sez. VI 28.1.2008, n. 4238, P., RP 2008, 644; Id., Sez. VI 30.11.2007, n. 44843, C., CED 238474, CP 2008, 2798; Id., Sez. VI 20.11.2007, n. 42792, I., DeJure-Id., Sez. VI 19.10.2007, n. 38919, P., CP 2008, 2800 . Un diverso e minoritario indirizzo interpretativo ritiene, invece, che debba trovare applicazione il solo illecito amministrativo e non anche l’art. 334 in virtù della sussistenza di un concorso apparente di norme tra la disposizione penale e l’art. 213 c.strad..

Il concorso formale, peraltro, verrebbe escluso anche per effetto del principio di specialità enunciato dalla L. n. 689 del 1981, art. 9, comma 1 a favore della norma dettata dal codice della strada. Queste, in particolare, le argomentazioni:

“nel rapporto tra le norme rispettivamente poste dall’art. 334 e dall’art. 213 C.d.S. va ravvisata una situazione di continenza strutturale: la previsione depenalizzata contiene in sè tutti gli elementi costitutivi presenti nell’altra ma contiene, allo stesso tempo, elementi aggiuntivi peculiari e specializzanti che ne delimitano un’area di applicazione logicamente minore rispetto a quella (tuttora costituente reato) della fattispecie generale. Ed invero: a) la circolazione non autorizzata del veicolo sequestrato implica, di per sè, la sottrazione di esso al vincolo di indisponibilità imposta dalla misura reale (il concetto di sottrazione, infatti, non coincide necessariamente con quello di appropriazione ed è integrato anche dalla semplice amotio del bene), poiché è obiettivamente idonea, almeno in astratto (fatti salvi casi marginali di oggettiva inoffensività della condotta o di assenza dell’elemento soggettivo), a pregiudicare la finalità pubblicistica del sequestro, impedendo o rendendo più difficoltosa l’acquisizione del bene sequestrato ovvero determinando la compromissione delle finalità di preservazione della cosa insite nell’imposto vincolo di intangibilità; b) fuori del caso regolato dall’art. 117 (concernente il mutamento dei titolo del reato rispetto ai vari concorrenti), quando per l’esistenza di un reato è richiesta una particolare qualità personale, è sicuramente configurabile il concorso nel reato proprio di colui che detta qualità non rivesta, allorché quegli abbia avuto conoscenza della qualità personale inerente al soggetto essenziale; c) l’illecito amministrativo previsto dall’art. 213 C.d.S. integra una forma speciale di sottrazione al vincolo di indisponibilità della misura reale, tenuto conto della particolare natura del bene, destinato fisiologicamente alla mobilità; essa può comportare, altresì, il deterioramento del veicolo ma non va confuso il concetto di deterioramento, che consiste nella diminuzione della idoneità del bene a svolgere la propria funzione, con quello di usura, che, se contenuta entro limiti di tollerabilità, non necessariamente determina uno scadimento qualitativo del bene; d) gli elementi specializzanti dell’illecito amministrativo vanno individuati nella differenziazione del “veicolo” da tutti gli altri beni sottoposti a sequestro e nel fatto che l’ipotesi sanzionata è circoscritta (sulla base del disposto del comma 1) al solo caso di sequestro amministrativo disposto da un “organo di polizia”; e) resta estraneo ai criteri di individuazione della “medesima situazione di fatto” ogni riferimento alla identità od omogeneità del bene protetto ed il rapporto di specialità ben può intercorrere anche tra norme che non siano poste a tutela di un medesimo bene giuridico: detto rapporto ha, infatti, natura logicoformale, sicché “sono ad esso estranei apprezzamenti di valore del tipo di quelli che è invece necessario emettere in sede di individuazione dell’oggettività giuridica” Cass., pen., Sez. III 5.5.2008, n. 17837, CED 239814, RP 2008, 747; conf.: Id., Sez. III 19.6.2008, n. 25116, P.A., CP 2009, 2921; Id., Sez. III 12.05.2008, n. 19124.

Le Sezioni unite hanno avallato l’indirizzo minoritario escludendo che il custode del veicolo – oggetto di sequestro amministrativo a norma dell’art. 213 c.strad. – che venga trovato a circolare abusivamente con lo stesso, possa rispondere – oltre che della violazione amministrativa prevista dal co. 4 dell’art. 213 c.strad. – anche del reato di cui all’art. 334.

A questa conclusione le Sezioni unite sono pervenute chiarendo i principi che regolano il concorso apparente tra norme, affermando che per “stessa materia”, deve intendersi la stessa fattispecie astratta, ossia lo stesso fatto tipico di reato nel quale si realizza l’ipotesi di reato; una tesi, questa, già confermata dalle Sezioni unite (Sez. un. 27.04.2007, n. 16568, CED 235962, DeJure) secondo cui “il riferimento all’interesse tutelato dalle norme incriminatrici non ha immediata rilevanza ai fini dell’applicazione del principio di specialità, perché si può avere identità di interesse tutelato tra fattispecie del tutto diverse, come il furto e la truffa, offensive entrambe del patrimonio, e diversità di interesse tutelato tra fattispecie in evidente rapporto di specialità, come l’ingiuria, offensiva dell’onore, e l’oltraggio a magistrato in udienza, offensivo del prestigio dell’amministrazione della giustizia”; per “stesso fatto”, deve intendersi quello astrattamente previsto come illecito dalla norma e non certo il fatto naturalisticamente inteso; orientamento, questo, condiviso anche dalla Corte costituzionale che, nella sentenza 3 aprile 1987, n. 97 – pronunziata proprio sul tema del concorso tra fattispecie di reato e violazione di natura amministrativa e con riferimento alla disciplina prevista dall’art. 9, co. 1, L. n. 689 del 1981.

Fatte queste premesse le Sezioni unite si sono poi soffermate ad esaminare sia la struttura del reato previsto dall’art. 334 c.p. sia quella dell’illecito amministrativo, verificando se esista un’area comune e sovrapponibile tra le condotte descritte nelle rispettive norme concorrenti e tale area comune è stata individuata nella condotta di sottrazione, ben sovrapponibile alla condotta di chi circola abusivamente. E’ stato invece escluso che la circolazione abusiva possa realizzare anche uno dei fatti tipici descritti nell’art. 334 quali la soppressione, la distruzione, la dispersione e lo stesso deterioramento che alcune decisioni di legittimità hanno invece preso in considerazione: circolare abusivamente, si è detto, costituisce un fatto tipico ben distinto dal deteriorare che può costituire una conseguenza indiretta della condotta illecita ma non realizza la condotta descritta anche perché l’usura che può conseguire alla circolazione non è equiparabile al deterioramento e la circolazione può addirittura servire ad evitare il deterioramento del motore del veicolo; senza dire, poi, che, nell’ipotesi del deterioramento, la condotta dell’agente deve essere caratterizzata, sotto il profilo soggettivo, dal dolo (l’ipotesi colposa prevista dall’art. 335 c.p. non prevede il deterioramento) che appare difficilmente ipotizzabile nel caso della abusiva circolazione.

Deve inoltre essere privilegiata l’interpretazione che valorizza la specialità e l’applicazione del principio di specialità, specie quando la violazione amministrativa costituiva precedentemente reato (la depenalizzazione è avvenuta in forza dell’art. 19, comma 5, D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507) perché, in questo caso, è ancor più evidente l’intenzione del legislatore di affidare la disciplina del caso alle sole norme che disciplinano l’illecito amministrativo. Dunque – concludono le Sezioni unite – l’art. 213 cit. deve essere ritenuto speciale ai sensi dell’art. 9, co. 1, L. 24 novembre 1981, n. 689 ma lo sarebbe anche con l’applicazione dell’art. 15 c.p., dato che l’esame della struttura delle due fattispecie consente di affermare che tutti gli elementi specializzanti qualificanti l’illecito sono contenuti nell’art. 213, co. 4, c.strad.: sono sia elementi specializzanti per “specificazione” (la norma si riferisce al solo sequestro amministrativo previsto dal medesimo articolo ed inoltre, non ogni condotta prevista dall’art. 334 integra l’ipotesi di illecito amministrativo ma esclusivamente la condotta di chi “circola abusivamente”) che “per aggiunta” (l’illecito può essere commesso – in aggiunta ai soggetti indicati nell’art. 334 c.p. – anche da persone che non hanno quelle qualità). Con la conseguenza che il concorso con l’art. 334 c.p. – limitatamente alla condotta di chi circola abusivamente con il veicolo sottoposto a sequestro amministrativo in base alla medesima norma – deve essere ritenuto apparente.

Conseguentemente, i corollari sono:

(a)il custode o il proprietario che circolano con un veicolo sottoposto a sequestro ai sensi dell’art. 213 c.d.s. risponderanno sempre dell’illecito amministrativo di cui al comma 4 della norma testé citata; inoltre, fatti salvi i casi marginali di oggettiva inoffensività, potranno rispondere anche del delitto previsto dall’art. 334, in relazione alle distinte ipotesi in esso contemplate, se la circolazione è sintomatica della volontà di sottrarre il bene, al fine di eludere il vincolo di indisponibilità del sequestro, ovvero comporti il deterioramento del bene;

(b) se a circolare con il veicolo sequestrato sia una terza persona che non sia né proprietario né custode, questi sarà chiamato a rispondere del solo illecito amministrativo salvo che non abbia concorso con il soggetto qualificato nella sottrazione del bene, nel qual caso risponderà, quale extraneus, a titolo di concorso nel reato proprio;

(c)se a circolare sia sempre una terza persona, il custode potrà essere chiamato a rispondere del reato di cui all’art. 334, comma 1, qualora abbia voluto favorire il proprietario, ovvero del reato previsto dall’art. 335, se colposamente abbia consentito o agevolato la sottrazione del veicolo sequestrato; il proprietario-custode risponderà invece del reato di cui all’art. 334, comma 2 e, in caso di mera colpa, di quello di cui all’art. 335.

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Informazioni sull'autore

Pino Napolitano

Avvocato, dirigente comunale, Dottore di ricerca e specializzato in Diritto Amministrativo.

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