Il Decreto Sicurezza, decreto legge 4 ottobre 2018, n. 113, convertito con modificazione con la legge 1 dicembre 2018, n. 132, ha apportato importanti modifiche alla disciplina dei c.d. parcheggiatori abusivi, di cui al comma 15-bis, dell’articolo 7, codice della strada.

 

 

Art. 7, codice della strada 

Regolamentazione della circolazione nei centri abitati

15-bis. Salvo che il fatto costituisca reato, coloro che esercitano senza autorizzazione, anche avvalendosi di altre persone, ovvero determinano altri ad esercitare senza autorizzazione l’attività di parcheggiatore o guardiamacchine sono puniti con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 771 ad euro 3.101. Se nell’attività sono impiegati minori, o se il soggetto è già stato sanzionato per la medesima violazione con provvedimento definitivo, si applica la pena dell’arresto da sei mesi a un anno e dell’ammenda da 2.000 a 7.000 euro. È sempre disposta la confisca delle somme percepite, secondo le modalità indicate al titolo VI, capo I, sezione II.

Di particolare interre, per il contrasto dell’attività dei parcheggiatori abusivi, è la decisione della Corte di Cassazione Penale, 10 dicembre 2018, n. 55180, la quale ha statuito che chi si finge un parcheggiatore utilizzando pettorine, e chiedendo i soldi in un parcheggio pubblico non attivo commette il reato di truffa e di sostituzione di persona.

La condotta posta in essere dagli imputati integrava, innanzitutto, gli estremi del reato di truffa (articolo 640, codice penale) essendo emerso che gli stessi, attraverso artifici e raggiri, avevano preteso, per lo più da soggetti stranieri, il pagamento di somme per il parcheggio degli autoveicoli, somme in realtà non dovute in quanto trattavasi di giorno festivo, e quindi non soggetto a pagamento della sosta, escludendo la configurabilità della semplice violazione amministrativa di cui all’ articolo 7, comma 15-bis, codice della strada.

Era, inoltre, configurabile anche il reato di sostituzione di persona, di cui all’articolo 494, codice penale, in quanto gli imputati si erano abusivamente attribuiti la qualifica di addetti alla esazione di somme per la sosta nell’ area di parcheggio del comune, condotta non assorbita nella fattispecie di cui all’ articolo 640, codice penale, in ragione della diversità dei beni giuridici protetti.

Osserva il collegio che la corte di appello ha correttamente e congruamente motivato in ordine alla configurabilità del reato di truffa in ragione degli artifici e raggiri posti in essere dagli imputati i quali, nel sostare presso gli appositi stalli, si sono spacciati per parcheggiatori autorizzati, anche attraverso l’ utilizzo di apposite pettorine ed il rilascio di apposite ricevute, chiedendo il pagamento di somme per il parcheggio di auto su un’ area comunale, somme in realtà non dovute trattandosi di giorno festivo in cui non era previsto sulla base dei regolamenti comunali il pagamento di alcuna somma per il parcheggio.

Va pure precisato che in tema di truffa, qualora sia stato accertato il nesso di causalità tra l’artificio o il raggiro e l’altrui induzione in errore, non è necessario stabilire l’idoneità in astratto dei mezzi usati quando in concreto essi si siano dimostrati idonei a trarre in errore ne’ vale ad escludere il delitto l’eventuale difetto di diligenza della persona offesa.

Deve ritenersi che nel reato di truffa l’idoneità del raggiro o dell’artificio, dimostrata dall’effetto raggiunto (nella specie il pagamento della tariffa di parcheggio non dovuta) non può escludersi se pure sia provato che il soggetto indotto in errore abbia sospettato il raggiro o l’artificio stesso, rimanendo, dunque, irrilevante il dubbio serbato dalla persona offesa, il quale, avrebbe manifestato diffidenza e dubitato che i soggetti in questione non fossero parcheggiatori autorizzati.

La legge, infatti, non esige, ai fini della configurabilità del delitto di truffa, che gli artifici o raggiri posti in essere l’agente siano in astratto e generalmente idonei a sorprendere l’altrui buona fede, ma si richiede che lo siano in concreto cioè in rapporto alla particolarità del fatto ed alle modalità di esecuzione, per cui una volta che gli artifici o raggiri siano posti in essere è sufficiente, per l’esistenza del reato, accertare che l’errore in cui si è caduta la vittima sia stato conseguenza di detti artifici o raggiri.

Per la Corte di Cassazione, quindi, deve escludersi, nel caso di specie, la configurabilità del semplice illecito amministrativo di cui all’articolo 7, comma 15-bis, codice della strada, in quanto nella specie la peculiarità era costituita dall’ utilizzo di strumenti (le divise, le ricevute di parcheggio e la richiesta di specifica tariffa) idonei ad ingannare la vittima laddove la sanzione amministrativa mira a colpire chi svolge, senza autorizzazione, l’ attività di parcheggio e riceve una somma di denaro liberamente versata dall’ automobilista, e d’altronde la disposizione fa salva l’ipotesi che la condotta costituisca reato.

 

 

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Informazioni sull'autore

Marco Massavelli

Ufficiale Settore Operativo Polizia Municipale Rivoli (TO)) docente scuola Polizia Locale – Regione Piemonte nelle seguenti materie:  Diritto della circolazione stradale  Infortunistica stradale  Contraffazione documenti

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