Sulla giurisdizione in materia di rimozione di impianti pubblicitari abusivi “vorremmo fare pace con il cervello”!

Pace impedita dalla sentenza del TAR Lombardia (Sez. I) 02749/2013 che, senza nemmeno porsi il problema della sua competenza (magari anche perché non eccepita dall’amministrazione resistente) giudica su un ricorso proposto avverso un ordine di rimozione degli impianti pubblicitari abusivi.

Si noti che, a parere di chi scrive, bene fa il TAR meneghino a trattenere la giurisdizione, poiché –da anni- vado sostenendo che il potere previsto dai commi conclusivi dell’articolo 23 del codice della strada contempla una finalità ripristinatoria avulsa dal sistema delle sanzioni accessorie predisposte dal Codice della Strada; quindi un’espressione provvedimentale di competenza del Giudice Amministrativo, in punto di giurisdizione di legittimità.

La mia teoria, era stata, tuttavia, fustigata dalla Corte di Cassazione, Sezioni Unite, che con sentenza 17 luglio 2006, n. 16137, ribadì che le controversie riguardanti la materia relativa al divieto sancito dall’art. 23 del Codice della strada, di collocare cartelli ed altri mezzi pubblicitari lungo le strade, “sono devolute, anche per quanto attiene alla sola sanzione accessoria della rimozione della pubblicità abusiva, alla giurisdizione del giudice ordinario”. Nello stesso solco interpretativo si era collocato il giudice amministrativo; il TAR Lazio (Roma, Sez. III), con sentenza 11 dicembre 2006 n. 14046, che osservò osservato che: “poiché il giudice ordinario, per espressa disposizione di legge -quale l’art. 211 comma 7, del D.lgs. 30 aprile 1992 n. 285- può conoscere della legittimità delle sanzioni accessorie che conseguono di diritto alla violazione del codice della strada, sussiste la giurisdizione dell’autorità giudiziaria ordinaria non solo quando l’opposizione investa un’ordinanza-ingiunzione che applica congiuntamente la sanzione pecuniaria e quella accessoria, ma anche quando l’ordinanza riguardi la sola sanzione accessoria (anche: T.A.R. Lazio – Roma, Sez. III, 9 agosto 2005, n. 6116)”.

Oggi si ritorna a parlare, con la sentenza del TAR Lombardia, di giurdizione del giudice amministrativo.

Ma v’è di più!

TAR Lombardia (Sez. I) 02749/2013 afferma che (a fronte della doglianza relativa al fatto che l’ordine di rimozione non sia stato preceduto da contestazione della violazione di cui all’articolo 23 del Codice) “non era necessaria la “verbalizzazione” richiesta dal ricorrente né è stata omessa la dovuta contestazione, da ritenersi effettuata con la comunicazione di avvio del procedimento di rimozione”. Ne deriva che, in maniera sintetica, si è staccata, secondo la sentenza epigrafata, la sanzioni principale dalla sanzione accessoria, senza traumi per la legittimità di quest’ultima (che forse merita di essere chiamata diversamente).

Pino Napolitano

 

P.A.sSiamo

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