Il Sindaco di un comune toscano, allo scopo di tutelare il decoro urbano, l’igiene pubblica e l’incolumità delle persone, aveva con propria ordinanza, tra l’altro, vietato, nelle aree pubbliche, di “somministrare alimenti di qualsiasi genere agli animali”. Questo divieto faceva insorgere un’associazione animalista che -citando ampia giurisprudenza sulla questione controversa sul divieto di alimentare i cani randagi- evidenziava la violazione dell’art. 50 del TUEL, non sussistendo i requisiti di urgenza e provvisorietà per l’emissione del provvedimento censurato.

Per il TAR Toscana, co sentenza n°129/2015, il ricorso merita di essere accolto.

Nella specie la giurisprudenza (cfr. Tar Molise, 17.09.2013 n. 527, Tar Marche 23.11.2012 n. 753, Tar Liguria 15.02.2012 n.286) formatasi in ordine alla Legge 14 agosto 1991 n. 281 evidenzia che vi sia “una robusta tutela degli animali addomesticabili viventi in ambiente antropizzato, ivi compresi i cani randagi. Il randagismo è un fenomeno deteriore, una problematica sociale da prevenire e risolvere, ma non è consentito a nessuno di farlo mediante trattamenti contrari al senso umano e al rispetto dovuto agli animali domestici che, come il cane, vivono da millenni uno speciale rapporto simbiotico con l’uomo. Privare i cani randagi del cibo somministrato da occasionali fornitori della strada equivale a ridurli alla fame, a costringerli a rovistare tra i rifiuti o, addirittura, a diventare aggressivi per procurarsi cibo e questo – che sarebbe poi l’effetto ultimo dell’ordinanza sindacale impugnata, salvo che non si voglia attribuire ad essa la velleitaria finalità d’indurre la popolazione canina a trasmigrare verso aree più fornite di cibo – rappresenterebbe un trattamento crudele di detti animali, non conforme a legge.” Il Consiglio di Stato in sede consultiva (Sez, III, parere 16.9.1997 n. 883), su un ricorso straordinario al Capo dello Stato avente ad oggetto una questione simile a quella in esame, ha precisato che nessuna norma di legge fa divieto di alimentare gli animali randagi nei luoghi in cui essi trovano rifugio. Inoltre, la disposizione, rivolta alla popolazione locale tutta, recante il divieto di offrire alimenti agli animali randagi appare in contrasto con la legge quadro nazionale n. 281/91, dettata a prevenzione del randagismo e a tutela degli animali d’affezione (cfr. Tar Puglia Lecce 22.3.2012 n. 525).

Questo argomento è stato sufficiente ed assorbente, rispetto alle altre lagnanze; così il TAR, senza nemmeno tornare sul tema generale della corretta spendita del potere di ordinanza, annulla il provvedimento gravato e condanna alla refusione di 1.000 Euro in favore dell’avvocato della ricorrente associazione (ammessa a gratuito patrocinio).

Pino Napolitano

P.A.sSiamo

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