È legittimo l’ordine di ripristino dello stato dei luoghi in ragione della installazione di una colonna pluviale da realizzarsi all’esterno del fabbricato e conforme a quelle alla soluzione tecnica comunemente adottata in zona ?

I fatti. Nella fase finale dei lavori, quando gli operai rifinivano il cassonetto di stucco per mascherare la colonna pluviale, la polizia locale ingiunge la sospensione immediata dei lavori e la rimozione della pluviale perché non conforme quanto realizzato agli progetti tecnici: la colonna, da completarsi, era stata realizzata a vista con versamento delle acque sul manto stradale.

Di qui l’ordine di sospensione dei lavori e del ripristino dello stato dei luoghi.

Investita della controversia, Tar Campania Napoli, sez. V, 18/03/2015, n. 1623, ha fatto chiarezza sulla questione.

La particolarità del tema risiede nel fatto che, a seguito di un giudizio civile instaurato a seguito di infiltrazioni d’acqua, il C.T.U. incaricato dal Tribunale Ordinario individuava la soluzione nella realizzazione di una colonna pluviale esterna al fabbricato e con scarico direttamente in strada.

Il Collegio napoletano, in modo ineccepibile, censura l’atteggiamento dell’amministrazione che non ha tenuto in considerazione delle istanze del ricorrente, il quale prima della presentazione del progetto di lavori, da eseguirsi con CIL, aveva attivato un dialogo con il Responsabile dell’U.T.C. per adottare la soluzione tecnica che apparisse più idonea, sia a scongiurare paventati pericoli per la pubblica e privata incolumità, sia gli interessi della parte privata.

Il Giudice Amministrativo, poi, osserva che il compimento delle opere di rifacimento ex novo della colonna pluviale rientra nell’ambito di interventi di manutenzione ordinaria che sono ricompresi nella cd. “attività edilizia libera” e, pertanto, possono essere eseguiti solo previa comunicazione, anche per via telematica, dell’inizio lavori (CIL) da parte dell’interessato all’amministrazione comunale. Nello specifico, pur essendo una modifica di posizionamento della colonna fluviale, all’incirca di due metri, pur tuttavia dalla motivazione del provvedimento di abbattimento dell’opera, il G.A. non si rinviene le ragioni sottostanti che osterebbero l’interesse pubblico, atteso che l’opera rientra nell’edilizia libera. Cosicchè la motivazione è lacunosa ed incongrua, mancando il collegamento tra il procedimento e le sue risultanze istruttorie e, quindi, il risultante provvedimento: inoltre l’amministrazione non ha chiarito i punti di difformità dell’opera realizzata, ma si è avvalsa di espressioni generiche (quali “a vista”, che, equivocamente, potrebbe indicare sia il mancato mascheramento dell’opera con guaina colorata sia il posizionamento esterno).

Come dire: perché vi trincerate dietro motivazioni incongrue e lacunose, quando sarebbe bastato il buon senso e, soprattutto, quello che il Tar Campania definisce modus agendi cui uniformarsi e sempre più incentrato alla valorizzazione del metodo dialettico come forma di esercizio della funzione amministrativa, siccome l’obiettivo ultimo è quello di garantire una più attenta comparazione e ponderazione dei diversi interessi contrapposti.

Michele Orlando

P.A.sSIAMO

 

Condividi.

Informazioni sull'autore

Invia una risposta