Tar Palermo, sez. II, 03/07/2015, n. 1624. L’ordinanza emessa a salvaguardia della pubblica e privata incolumità è pregogativa del Sindaco in quanto ufficiale di governo ex art. 54 del D.Lgs. n. 267/00.

Nulla da aggiungere a tale interpretazione della norma che, d’altronde, è così chiara nella sua formulazione che non se ne potrebbe aversi altra o differente.

Art. 54 co. 4 “Il sindaco, quale ufficiale del Governo, adotta con atto motivato provvedimenti, anche contingibili e urgenti nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento, al fine di prevenire e di eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumita’ pubblica e la sicurezza urbana”.

Quello che però colpisce è il richiamo non già al citato art. 54 del TUEEL, ma bensì all’art. 38 della Legge n. 192/90. Si legge, infatti, nella decisione siciliana che l’atto impugnato è un’Ordinanza contingibile ed urgente del 2015 emessa ai sensi dell’art. 38 della legge n. 142 del 1990. Il richiamo operato a tale norma abrogata, come noto, dal TUEEL del 2000 rende ancora più singolare l’illegittimità dell’atto amministrativo.

Sulla base di siffatta disposizione l’ordinanza di cui trattasi, per la sua natura e contenuto, avrebbe dovuto essere emanata non già dal dirigente ma dal sindaco del Comune (anche, auspicabilmente, su proposta del primo). Dopo aver richiamato l’art. 107 che attribuisce in linea generale la competenza in materia gestionale ai dirigenti, anche tale previsione, ha fatto salva l’adozione delle ordinanze contingibili ed urgenti che, quindi, continuano a rimanere oggetto di esclusiva attività dell’organo elettivo.

Nulla da aggiungere se non il consueto richiamo a quel minino di attenzione da porre in essere nella redazione di atti, atteso il macroscopico errore in cui è caduto il funzionario comunale ha determinato la condanna alle spese processuali in capo all’Ente.

Michele Orlando

P.A.sSIAMO

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