Conducente di ciclomotore trasporta passeggero e procede in ora notturna in centro abitato, quando improvvisamente gli si frappone un altro ciclomotore che attraversa la sua arteria stradale: i due veicoli si sfiorano e il conducente del primo ciclomotore perde il controllo del veicolo. Il trasportato, che non indossava il casco di protezione, viene sbalzato dal ciclomotore e proiettato contro in cancello in ferro,  riportando lesioni che ne cagionano l’immediato decesso.

Si tratta di un classico caso di “omicidio stradale”: dai rilievi emerge che il promo ciclomotore, sul quale era trasportato il deceduto, non manteneva una velocità di marcia adeguata alle specifiche condizioni di tempo e di luogo, avendo egli condotto il ciclomotore ad una velocità di cinquanta chilometri orari – prossima ma non superiore al limite vigente nel tratto stradale teatro del sinistro – nonostante si trattasse di centro abitato, di ora notturna, di tratto in prossimità di intersezione con altra strada, di condizioni di visibilità non ottimali, in prossimità di strisce pedonali e conducendo a bordo un passeggero privo di casco.

La Corte di Cassazione, con la sentenza 25 febbraio 2015 n. 8526, afferma che, in tema di accertamento della condotta colposa dell’imputato, per stabilire l’eccesso di velocità, non è necessario indicare in termini aritmetici il limite di velocità ritenuto innocuo, essendo sufficiente che vengano individuati  gli elementi di fatto e le logiche deduzioni, in base ai quali va valutata, sia pure approssimativamente, la velocità ritenuta nociva e pericolosa in rapporto alla situazione obiettiva ambientale. Il fattore velocità risponde infatti ad un concetto di relatività alle situazioni contingenti quando trattasi di valutare il comportamento dell’imputato in nesso causale con l’evento ascrittogli e non già di accertare la violazione contravvenzionale di norme prescriventi limiti fissi di velocità.

Detto altrimenti, la velocità adeguata è quella che il giudice identifica come valevole a garantire una sicura circolazione stradale, nelle specifiche condizioni date. Trattandosi di regola elastica, l’opera di definizione della regola cautelare chiama in causa la prevedibilità e l’evitabilità dell’evento: la velocità doverosa è quella che, tenuto conto delle condizioni di tempo e di luogo, permette di evitare gli eventi prevedibili secondo l’id quod plerumque accidit.

In tema di responsabilità da sinistri stradali, l’utente della strada deve regolare la propria condotta in modo che essa non costituisca pericolo per la sicurezza di persone e cose, tenendo anche conto della possibilità di comportamenti irregolari altrui, sempre che questi ultimi non risultino assolutamente imprevedibili.

Infatti, il principio dell’affidamento, nello specifico campo della circolazione stradale, trova un opportuno temperamento nell’opposto principio, secondo cui l’utente della strada è responsabile anche dei comportamento imprudente altrui, purché rientri nel limite della prevedibilità.

L’imprevedibilità, quindi, non può farsi consistere nella stessa imprudenza dell’altrui comportamento.

 di Marco Massavelli


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