La sezione delle Autonomie della Corte dei Conti si è pronunciata, con deliberazione n. 7/SEZAUT/2014/QMIG del 15 aprile 2014, sulla questione di massima inerente la corretta interpretazione delle disposizoini recate dall’art. 92, comma 6, del d.lgs. 163/2006 ed , in particolare, della definizione ivi riportata “atto di pianificazione comunque denominato”.

Il collegio della nomofilachia  ritiene condivisibili gli argomenti su cui si fonda l’indirizzo interpretativo maggioritario, che riconosce di “palmare evidenza” il riferimento della definizione “atto di pianificazione comunque denomianto” alla materia dei lavori pubblici e di conseguenza reputa l’ambito applicativo della stessa, apparentemnete ampio e indefinito, in realtà, limitato esclusivamente all’attività progettuale e tecnico amministrativa direttamente collegata alla realizzazione di opere e lavori pubblici.

 

Alla luce di tale interpretazione non è possibile un autonomo finanziamento di atti di pianificazIone svincolati dal finanziamento delle singole opere pubbliche, ovvero che siano posti al di fuori dal quadro economico delle stesse. Pertanto gli incentivi di atti di pianificazione urbanistica sono dovuti tutte le volte che gli stessi siano stati inseriti e finanziati per la realizzazione di opere pubbliche, altrimenti le prestazioni sono rese dai dipendenti nell’ambito delle proprie competenze lavorative alle quali sono poste le retribuzioni pagate dall’amministrazione, nelle due componenti previste dal CCN: del salario fondamentale e di quello accessorio (straordinario, specifiche responsabilità, posizione organizzativa e quant’altro previsto dal contratto collettivo e/o integrativo)

VINCENZO SMALDONE

P.A.sSiamo

 

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