La mancanza di attenzione del pedone può escludere il risarcimento per una caduta in strada

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I Giudici della sesta sezione Civile della Corte di Cassazione con l’ordinanza  n. 9315 del 3 aprile 2019 sono torna ad occuparsi della responsabilità per cose in custodia della Pubblica Amministrazione e del dovere di diligenza del danneggiato, in riferimento alla caduta di un pedone a causa di un avvallamento nel manto stradale

IL CASO

Una cittadina conveniva in giudizio il Comune di Amalfi davanti al Tribunale di Salerno chiedendo il risarcimento dei danni da lei patiti in conseguenza della caduta dovuta, a suo dire, ad un tombino e ad un profondo avvallamento esistenti in una strada cittadina da lei percorsa. Il Tribunale accoglieva la domanda e condannava il Comune al pagamento di una somma per risarcimento. La decisione veniva appellata dal Comune e la Corte territoriale accoglieva il gravame e, in riforma della sentenza di primo grado, rigettava la domanda della cittadina. Questa ricorreva in cassazione, contestando l’errata applicazione da parte della Corte territoriale delle regole in tema di obbligo di custodia.

LA DECISIONE

Gli Ermellini, nel ritenere infondata la doglianza, in tema di responsabilità civile per danni da cose in custodia, ribadiscono che in revisione ai principi sull’obbligo di obbligo di custodia, con recenti  ordinanze( 1 febbraio 2018, nn. 2480, 2481, 2482 e 2483), si è affermato che la condotta del danneggiato, che entri in interazione con la cosa, si atteggia diversamente a seconda del grado di incidenza causale sull’evento dannoso, in applicazione, anche ufficiosa, dell’articolo 1227 codice civile, richiedendo una valutazione che tenga conto del dovere generale di ragionevole cautela, riconducibile al principio di solidarietà espresso dall’articolo 2 Cost. La Corte ritiene che quanto più la situazione di possibile danno è suscettibile di essere prevista e superata attraverso l’adozione da parte del danneggiato delle cautele normalmente attese e prevedibili in rapporto alle circostanze, tanto più incidente deve considerarsi l’efficienza causale del comportamento imprudente del medesimo nel dinamismo causale del danno, fino a rendere possibile che detto comportamento interrompa il nesso eziologico tra fatto ed evento dannoso. Nel caso de quo la Corte territoriale ha fatto buon governo di tali principi ed ha accertato in punto di fatto che la strada percorsa dalla appellante presentava un avvallamento di minimo spessore, per cui non esisteva alcuna insidia che non fosse evitabile applicando l’ordinaria diligenza. Infatti  la sentenza impugnata ha accertato la mancanza di un nesso di causalità’ tra la presenza del tombino e dell’avvallamento e la caduta, posto che la situazione dei luoghi e l’orario diurno erano prova del fatto che l’uso dell’ordinaria diligenza avrebbe evitato la caduta.

Corte di Cassazione, sezione 6 Civile, Ordinanza n. 9315 del 3 aprile 2019

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