La giurisdizione del Giudice Amministrativo sulle sanzioni edilizie ed urbanistiche.

0
93

La giurisdizione del Giudice Amministrativo sulle sanzioni edilizie ed urbanistiche.

L’art. 33 comma 2 del DPR 380/2001, prevede che: “2. Qualora, sulla base di motivato accertamento dell’ufficio tecnico comunale, il ripristino dello stato dei luoghi non sia possibile, il dirigente o il responsabile dell’ufficio irroga una sanzione pecuniaria pari al doppio dell’aumento di valore dell’immobile, conseguente alla realizzazione delle opere, determinato, con riferimento alla data di ultimazione dei lavori, in base ai criteri previsti dalla legge 27 luglio 1978, n. 392, e con riferimento all’ultimo costo di produzione determinato con decreto ministeriale, aggiornato alla data di esecuzione dell’abuso, sulla base dell’indice ISTAT del costo di costruzione, con la esclusione, per i comuni non tenuti all’applicazione della legge medesima, del parametro relativo all’ubicazione e con l’equiparazione alla categoria A/1 delle categorie non comprese nell’articolo 16 della medesima legge. Per gli edifici adibiti ad uso diverso da quello di abitazione la sanzione è pari al doppio dell’aumento del valore venale dell’immobile, determinato a cura dell’agenzia del territorio”.

Davanti a chi si impugna tale sanzione pecuniaria?

Cass. civ. Sez. Unite, Ord., 11-05-2021, n. 12429, dichiara la giurisdizione del Giudice Amministrativo.

“La sanzione pecuniaria de qua non è tuttavia considerabile isolatamente alla stregua della sanzione pecuniaria suscettibile di opposizione ad ordinanza-ingiunzione innanzi al giudice ordinario in base alla L. 24 novembre 1981, n. 689, art. 22 e D.Lgs. 1 settembre 2001, n. 150, art. 6, ma va collocata nella materia sostanziale di appartenenza, per riprendere un risalente orientamento della giurisprudenza costituzionale (Corte Cost. 16 febbraio 2003, n. 63; 13 gennaio 2004, n. 12). La L. n. 689, art. 22 bis, che prevedeva la giurisdizione del giudice ordinario (il Tribunale) per le violazioni concernenti la materia urbanistica ed edilizia è stato abrogato dal D.Lgs. n. 150, art. 34, comma 1, lett. c), il cui art. 6 non contempla più la materia menzionata (Cass. Sez. U. 21 settembre 2018, n. 22426, che ritenne la giurisdizione del giudice ordinario in materia urbanistica ed edilizia, aveva ad oggetto una fattispecie antecedente l’abrogazione legislativa di cui si è detto), per cui viene in primo piano l’art. 133 cod. proc. amm., la cui precettività resta salva alla luce della L. n. 689, art. 22, così come modificato. La valutazione che il giudice della giurisdizione deve pertanto compiere, una volta venuto meno il vincolo normativo dell’art. 22 bis, è pertanto il comune apprezzamento da svolgere per le materie affidate alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo circa la riconducibilità mediata del rapporto dedotto in giudizio all’esercizio del potere amministrativo, per riprendere la formula di cui all’art. 7 cod. proc. amm.. Deve cioè ricorrere il coinvolgimento dell’azione della pubblica amministrativa quale autorità, secondo il fondamentale chiarimento di Corte Cost. 6 luglio 2004, n. 204 (si tratta in definitiva della valutazione svolta da Cass. Sez. U. 31 maggio 2016 n. 11388 che, pur nel regime dell’abrogazione dell’art. 22 bis, ritenne l’opposizione ad ordinanza ingiunzione di pagamento per violazione della normativa relativa alle cave di competenza giurisdizionale del giudice ordinario per la ritenuta estraneità della fattispecie all’esercizio del potere relativo all’uso del territorio). Per atto o comportamento riconducibile solo mediatamente all’esercizio del potere si intende che il rapporto amministrativo ha carattere pregiudicante rispetto a quello dedotto in giudizio, che è un rapporto di diritto comune in quanto attinente ad un diritto soggettivo. Quest’ultimo rapporto è così avvinto da un nesso di pregiudizialità-dipendenza al rapporto amministrativo. In linea generale quando ricorre il nesso di pregiudizialità-dipendenza fra rapporti giuridici, di diritto comune ed amministrativo, al giudice ordinario è dato il potere di accertamento incidentale sul rapporto amministrativo, ove insorga controversia sul punto, e di disapplicare l’atto amministrativo. Il senso della giurisdizione esclusiva è che, quando ricorra un nesso di pregiudizialità-dipendenza fra la controversia su diritti soggettivi ed il rapporto amministrativo, e si tratti di una delle materie che l’art. 133 cod. proc. amm. considera di giurisdizione esclusiva, la giurisdizione è del giudice amministrativo. Come si è anticipato, la controversia inerisce a diritti soggettivi perchè attiene al diritto a non subire una prestazione patrimoniale non prevista dalla legge. Trattasi tuttavia di rapporto giuridico di diritto comune legato da un nesso di pregiudizialità-dipendenza al rapporto amministrativo avente ad oggetto l’uso del territorio in quanto l’irrogazione della sanzione pecuniaria presuppone l’esercizio del potere amministrativo di rimozione, ovvero demolizione, dell’opera di ristrutturazione edilizia in assenza di permesso o in totale difformità da esso. Pregiudiziale rispetto all’irrogazione della sanzione è l’esercizio della potestà relativa all’uso del territorio prevista dal D.P.R. n. 380 del 2001, art. 33. L’inerenza della controversia al solo profilo del quantum della sanzione pecuniaria non esclude la pregiudizialità-dipendenza con il rapporto amministrativo, da cui origina il rapporto di diritto comune, come è reso evidente dalle ipotesi-limite della domanda avente ad oggetto in via principale lo stesso esercizio del potere amministrativo relativo alla valutazione dell’opera edilizia, e dunque l’interesse legittimo annodato al diritto soggettivo relativo alla sanzione pecuniaria, e solo in via subordinata il quantum della sanzione, ove non sia decorso il termine di decadenza di sessanta giorni dalla previa ordinanza di demolizione, o quella dell’evenienza, che in astratto non può essere esclusa, della diretta irrogazione della sanzione pecuniaria senza passare per la previa adozione dell’ordinanza di demolizione, per l’impossibilità del ripristino dello stato dei luoghi accertata prima di adottare l’ordinanza. Convergente con la presente conclusione in termini di giurisdizione amministrativa è la giurisprudenza amministrativa (Cons. Stato, VI, 15 gennaio 2021, n. 484 e 15 febbraio 2021, n. 1344). Va in conclusione affermato che è devoluta alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, ai sensi dell’art. 133, lett. f) cod. proc. amm., la controversia relativa alla sanzione pecuniaria irrogata qualora, sulla base di motivato accertamento dell’ufficio tecnico comunale, il ripristino dei luoghi non sia possibile all’esito dell’ordinanza di rimozione, ovvero demolizione, dell’opera di ristrutturazione edilizia in assenza di permesso o in totale difformità da esso”.

 

Pubblicità

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui