La corte di cassazione, modifica il suo storico orientamento in materia di irretroattività della disposizione successiva più favorevole.

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La corte di cassazione, modifica il suo storico orientamento in materia di irretroattività della disposizione successiva più favorevole.

Il mutamento di orientamento era nell’aria e di questo si era accorto la dottrina che aveva presagito che la giurisprudenza della Corte Europea di Strasburgo prima o poi avrebbe fatto breccia sulla scena nazionale.

La Cassazione civile, Sez. II, quindi, con Sentenza del 27-01-2020, n. 1733, ha lanciato un importante sasso nello stagno che produrrà cerchi concentrici di prefigurabile evidenza.

In pratica, potrebbe dirsi che il principio di retroattività penale della pena più mite si applica anche alle sanzioni amministrative che abbiano natura e finalità punitive; quindi a tutte le sanzioni considerate dalla L. 689/1981. Laddove, infatti, la sanzione amministrativa abbia natura punitiva, qualora il fatto sia successivamente considerato non più illecito, è illegittimo applicare il precedente regime sanzionatorio, salvo che sussistano ragioni cogenti di tutela di controinteressi di rango costituzionale.

Tuttavia, per la specificità del caso oggetto di giudizio, è presto per trarre il risultato generalizzato della retroattività della sanzione più mite.

Comunque sia, un segnale rilevante in questo contesto di speciali sanzioni amministrative accertate da CONSOB è stato dato: “Dalla declaratoria di incostituzionalità del D.Lgs. 12 maggio 2015, n. 72, art. 6, comma 2, discende che nella fattispecie in esame non può (e non poteva) applicarsi la quintuplicazione delle sanzioni prevista dalla L. 28 dicembre 2005, n. 262, art. 39, comma 3, e che, invece debba trovare applicazione il nuovo regime sanzionatorio, di cui al D.Lgs. n. 72 del 2015, citato art. 6, comma 3. Si impone, dunque, la cassazione della sentenza impugnata, e il rinvio ad altra sezione della Corte d’Appello di Milano che dovrà rideterminare la sanzione in applicazione dei parametri previsti dalla L. n. 689 del 1981, art. 11 quali la gravità della violazione, la personalità dell’agente e le sue condizioni economiche. Il giudice del rinvio provvederà anche sulle spese del presente giudizio”.

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