La roulotte, struttura precaria per antonomasia, viene spesso utilizzata per evitare la richiesta di permesso di costruire. La precarietà della struttura è circostanza che la giurisprudenza della Cassazione e della Giustizia Amministrativa ha affrontato in più occasioni e che il nostro sito ha già trattato: Se la roulotte è adibita ad abitazione, necessita di permesso di costruire  e, ancora, Roulottes su terreno in-modo-durevole è opera abusiva anche quando non è infissa al suolo

Il TAR Veneto, sez. II, 21/01/2016, n. 57 ha ribadito, ancora una volta che l’art. 3 del D.P.R. n. 380/2001, alla lettera e) definisce gli interventi di nuova costruzione come “quelli di trasformazione edilizia e urbanistica del territorio non rientranti nelle categorie definite nelle lettere precedenti (ovvero, interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, di restauro e risanamento conservativo e di ristrutturazione edilizia)”, riportando un elenco di interventi che, in ogni caso, non possono mai esulare da tale categoria.

Tra tali interventi, alla lettera e.5), l’anzidetta norma prevede “l’installazione di manufatti leggeri, anche prefabbricati, e di strutture di qualsiasi genere quali roulottes, campers, case mobili, imbarcazioni, che siano utilizzati come abitazioni, ambienti di lavoro, oppure come depositi, magazzini e simili, e che non siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee.

In realtà le quattro roulotte e l’autocarro trovati sul lotto di proprietà del ricorrente: a) vengono utilizzati stabilmente come abitazione, sono collegati ad un sistema di approvvigionamento dell’acqua, attraverso un pozzo di prelevamento dell’acqua dal sottosuolo, e ad un sistema di smaltimento delle acque che vengono convogliate in un box di raccolta delle acque, sono allacciati alla rete di distribuzione dell’energia elettrica e, infine, insistono su terreno di proprietà dei medesimi ricorrenti.

La conclusione cui giunge il Collegio Veneto è, pertanto, che la ‘precarietà’ dell’opera, che esonera dall’obbligo del possesso del permesso di costruire, ai sensi dell’art. 3, comma 1, lettera e.5, D.P.R. n. 380 del 2001, postula un uso specifico e temporalmente delimitato del bene e non ammette che lo stesso possa essere finalizzato al soddisfacimento di esigenze (non eccezionali e contingenti, ma) permanenti nel tempo.

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Michele Orlando

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