Il valore delle “dichiarazioni a verbale” in materia di sanzioni amministrative.

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Il valore delle “dichiarazioni a verbale” in materia di sanzioni amministrative.

Questo argomento non è mai stato sufficientemente esaminato in giurisprudenza, almeno fino alla pronuncia “Cass. civ. Sez. II, Ord., 12-02-2021, n. 3692”.

Nel caso di specie, il ricorrente si duole, presso la suprema corte, per il fatto che la sentenza di merito ha dato rilievo all’ammissione della responsabilità da parte del conducente che nel verbale aveva dichiarato: “sono stato costretto per arrivare in orario”, dichiarazione ritenuta costituire una vera e propria confessione. Il Ricorrente così assume che le dichiarazioni rese del trasgressore, ed inserite nel verbale di contestazione ai sensi dell’art. 383 reg. esec. C.d.S., hanno una finalità di tutela del contravventore e quindi non potrebbero assumere valenza confessoria, ove assunte senza le garanze difensive invece prescritte dal c.p.p..

Il Collegio ritiene che, sebbene le dichiarazioni del trasgressore siano ipotizzate nell’ottica di assicurare l’esercizio del diritto di difesa al trasgressore, il tenore letterale del D.P.R. n. 495 del 1992, art. 383 denota come l’inserzione a verbale di tali dichiarazioni non sia obbligatorio, nel senso che la parte non debba necessariamente rendere delle dichiarazioni, ma che la stessa sia correlata ad una richiesta dello stesso trasgressore. La diversa natura della sanzione amministrativa non consente quindi di estendere a tali dichiarazioni principi e regole dettate per il diritto penale, e permette invece di affermare che, ove la parte, anche a seguito di una non adeguata valutazione della portata delle proprie dichiarazioni, intenda avvalersi della facoltà di cui al citato art. 383, non possa poi dolersi della valutazione a sè sfavorevole che di tali dichiarazioni possa essere fatta in sede giudiziale.

Da qui le conclusioni: non si estendono al procedimento amministrativo le garanzie processual penalistiche inerenti le dichiarazioni rese, aventi contenuto auto accusatorio o confessorio.

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2 Commenti

  1. buongiorno

    c’è però, un’orientamento dei giudici della Seconda Sezione(Cassazione penale, sez. II, sentenza 25/05/2017 n° 26246) i quali evidenziano come la lettera dell’art. 350, comma 7, c.p.p., sia esplicita nel prevedere l’inutilizzabilità “relativa”, ovvero solo dibattimentale delle dichiarazioni spontanee, il che impedisce di ritenere che la regola specifica in essa prevista possa essere vanificata dalla disciplina generale che sancisce l’inutilizzabilità assoluta delle dichiarazioni rese dall’indagato senza garanzie.

    questi giudici ritengono che la norma sia compatibile anche con le indicazioni della normativa europea contenute nella direttiva 2012/13/UE, attuata con il D.Lgs. n. 101 del 2014, in materia di diritti di informazione dell’indagato, che non ha modificato l’art. 350 c.p.p. L’art. 3 della direttiva in oggetto stabilisce che debba essere data adeguata garanzia da parte degli Stati membri a che le persone indagate o imputate sia data tempestivamente informazione circa il diritto di avvalersi di un legale e del diritto al silenzio.
    sembra di capire che sono utilizzabili solo nella fase procedimentale nella misura in cui emerga con chiarezza che l’indagato abbia scelto di renderle liberamente, senza alcuna coercizione o sollecitazione ma non hanno alcuna efficacia probatoria in dibattimento.
    grazie

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